Sensi e controsensi

2 Aprile Apr 2013 1024 02 aprile 2013

Le voci di dentro

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Nel 1948, mentre stava lavorando a Milano insieme ai suoi fratelli Titina e Peppino,   Eduardo de Filippo si era chiuso nella sua stanza all’albergo Continentale, e di getto, chi dice una settimana, chi diciassette giorni, aveva scritto ”Le voci di dentro”. Tre atti nei quali si rideva tanto: quasi una farsa, all’apparenza, tutta giocata su equivoci e chiacchiere. Alberto Saporito, noleggiatore di sedie e decoratore di feste popolari, sogna un delitto e gli stessi assassini: i vicini di casa. Del sogno ne parla al fratello, malignazzo spiantato che lesto lesto lo porta sulla strada del dubbio: e se il sogno corrispondesse al vero? Del resto, certe coincidenze, certe contraddizioni, ne sono la prova. Seguono denunce, arresti, interrogatori, riconciliazioni, abbracci e baci. Ma il sospetto rimane. Viscido, lungo e contorto, un serpente acciambellato su se stesso come se stesse dormendo, che   all’improvviso solleva la testa e con la  rapida e bifida lingua avvelena ora questo e ora quello, così che alla fine tutti sospettano tutti e più nessuno ne esce innocente. Non è una farsa, ”le voci di dentro”, ma una riflessione amara e dolente sugli abissi dell’anima umana. Siamo dei misantropi. Non amiamo nessuno. Anche i nostri fratelli ci sono nemici. La cattiveria che alligna dentro di noi diventa  una voce che istiga alla maldicenza, all’odio, al profitto delle altrui disgrazie e le miserie. Ridotto a un’ora e mezza di spettacolo senza intervallo, questo amarissimo sguardo sulla cattiveria di cui siamo vittime insieme carnefici e vittime è andato in scena al “Teatro Grassi” di Milano fino al 28 aprile. Anteprima trionfale al Theatre Gymnase di Marsiglia. Coproduzione del Piccolo Teatro, del Teatro di Roma, dei Teatri Uniti. Interpreti eccezionali. Tutti. Protagonisti Toni Servillo, nella parte del venditore di sedie e il  fratello Beppe, in quella del gemello Carlo. Strepitosi. Fra gli spettatori della “prima nazionale”  mancava Enzo Jannacci; e a noi, il suo commento. Lui, che persino nella più squallida miseria umana riusciva a intravvedere “le luci di dentro”.

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