Sensi e controsensi

8 Dicembre Dic 2013 1547 08 dicembre 2013

Farà giorno

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Farà giorno Di Gianrico Tedeschi viene in mente lo spassoso racconto di Lina Volonghi. In trasferta a Napoli, una domenica sera lei era andata a nuotare alle Terme di Anagni, quando un uomo nudo con un asciugamano che gli pendeva dal capo le era  comparso  fra i vapori delle saune e dei bagni: ”camminava a occhi chiusi salmodiando, ho creduto di essere sulle sponde dell’Ade, invece era lui che stava ripassando la parte”. A novantatre anni, un po’ sordo e un po’ storto ma sempre elegante e pimpante, eccolo adesso e fino al 22 dicembre sul palcoscenico del “Teatro Franco Parenti” di Milano  per due ore e mezzo di “Farà giorno” di Menduni e De Giorgi. Subissato da applausi e risate a scena aperta, senza perdere il ritmo e senza distrarsi, ironico e lieve ma con la grinta di uno che non lascia cadere niente per terra senza dire la sua. E qui la dice, eccome se la dice,Tedeschi. Pare addirittura che la storia lo riguardi direttamente. ”Solo in parte, un pochino, ammette quando torna il signore che è sempre, ben vestito nel  golfone di lana a  trecce, i larghi pantaloni di velluto a coste, i capelli bianchi lavati, spazzolati, lisciati all’indietro, un  profumo di saponetta buona. Non sono stato un partigiano come lo sono nel testo di scena, ma la  lotta al fascismo  l’ho vissuta sul serio: lager tedeschi, spaventi e fame, ce ne sarebbe abbastanza per  cambiare la testa al ragazzotto costretto a farmi compagnia e da ”badante” dopo avermi tirato sotto con un macchinino scassato che guidava senza patente”.
Commedia seria, ”Farà giorno” è una sorsata di  speranza e ottimismo che di questi tempi non può fare che bene. La trama è questa: conflitto generazionale e culturale, tutto sommato una cosa sola, con la variante  che  in questo caso non è il padre ma un estraneo a portare il ragazzo ad assumersi le responsabilità che fino allora ignorava, impedendogli di uscire da un’infanzia ottusa e diventare un  consapevole uomo. Il resto potrebbe essere anche  tagli non esserci. La ”colpa” del vecchio per il suo essere stato “un  comunista duro e puro”, il ritorno -dopo trent’anni- di una figlia bisognosa di amore e di casa, (Marianella Laszlo) l’eredità al ragazzo di ”Guerra e pace” che il partigiano non è mai riuscito a finire: poco più che contorno, per giunta scontato, al duro e serrato confronto fra Tedeschi e Alberto Onofrietti, bravissimi e sorprendentemente “legati” dalla regia di un Piero Maccarinelli in gran forma. (Ma forse anche, il grande e vegliardo attore e la giovane e grande promessa, dall’essersi veramente incontrati non solo sul palcoscenico, ma anche fra i vapori e le nebbie dei loro cuori.)

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