Sensi e controsensi

4 Febbraio Feb 2014 1028 04 febbraio 2014

Celestina

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Maria Paiato in Celestina

Celestina è cinica, laida, vecchia, disperata. "Celestina", seguita dall’affascinante sottotitolo "laggiù vicino alle concerie in riva al fiume", è lo spettacolo realizzato da Luca Ronconi al teatro Strehler di Milano, (fino al 2 marzo). L’autore è il poeta, drammaturgo, musicista e attore canadese Michel Garneau, che ha tradotto riletto e ridotto "La Celestina", capolavoro di Fernando de Rojas pubblicato a Burgos nel 1499 e scritto per essere letto ad alta voce perché la censura proibiva il teatro. Celestina è, una mezzana, una prostituta, una fornitrice di finissimo refe alle signore ricche che non trovano niente di meglio da fare che ricamare. Lo stesso refe con il quale ricuce gli squarci delle fanciulle disposte a molto pagarla per ritornare vergini. Nello spettacolo di Ronconi Celestina è Maria Paiato, magnificamente antipatica, orrendamente zombie, spettrale maschera che fa tutto per soldi: la borsa appesa al ventre, basso, che ogni tanto amorosamente palpeggia, per lei è tutto quello che conta. Giunta ai limiti della vita, infatti non le resta altro. Ma non sarebbe difficile immaginare che cosa, d’altro, una donna dal nome tanto luminoso e angelico abbia avuto in passato: se non la giovinezza. La scenografia è nuda, come nuda è la verità che Ronconi ha estratto da questa orribile storia di desideri repressi e avidità di possesso: sia il denaro sia una donna sia la felicità. Il palcoscenico infatti è stato trasformato in una immensa pedana di legno stinto da dove si levano e abbassano porte, scale, letti, tavole, botole; e sono queste botole, nelle quali ogni tanto qualcuno precipita per non emergerne più, a offrire una delle tante chiavi dello spettacolo (è il teatro, bellezza..). I personaggi di "Celestina" finiranno tutti in trappole più o meno mortali perché il mondo è fatto così: non solo allora ma anche oggi, soprattutto oggi, dove Celestina e la sua sgangherata compagnia di viaggio appaiono, al confronto patetici dilettanti. Il testo, amarissimo, va preso come quelle medicine che tengono svegli. Ronconi può piacere e non piacere, ma in ogni caso è sempre interessante, provocatorio, discutibile: nel senso che pone dubbi e induce a discutere. La qual cosa è un bene e di questo gli siamo grati. Comunque.

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