Sensi e controsensi

26 Maggio Mag 2014 1252 26 maggio 2014

La voce delle donne

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Adriana Asti durante lo spettacolo 'La voce umana'.

Era interessante osservare il pubblico la sera dopo la ”prima” del doppio monologo di Adriana Asti andato in scena al Piccolo Teatro Grassi a Milano. Lo spettacolo comprendeva “La voce umana” e “il bell’indifferente” di Jean Cocteau. Entrambi, e soprattutto il primo, meta ambitissima per ogni attrice di rango: su tutti i palcoscenici, e in tutte le lingue del mondo. Il pubblico era prevalentemente femminile; e se qua e là c’era un uomo, era solo, signorile di aspetto, e malinconico. Segno che il dramma di una donna sfiorita davanti a un maschio che fugge o, ancora peggio, la considera un oggetto di casa, tanto scontato da non valere neppure il lancio in una pattumiera o da una finestra, suscita ancora sconcerto. Era interessante ascoltare anche i commenti in sala: tutti di donne, gli uomini erano come se fossero lì, molto attenti ma sordi. Eh, sì, dicevano le signore appartenenti o vicine alla generazione di Adriana Asti, bravissima e trascinante nella doppia veste (senza cambiare abbigliamento, pettinatura, trucco) di una vera signora devota e dolente, e di una pesante e verbosa sciattona, vittima di un equivoco che tuttora alberga in molte di noi, non più tanto fresche: “se un uomo ti pianta, è perché lui ne ha trovata una più giovane. “Che un uomo pianti la stagionata moglie, “compagna” o amante per una che ha trent’anni meno di lui, è la verità”, commentavano in sala. Ma a guardarle bene, le mature spettatrici del ”Piccolo”, non apparivano certo come portatrici di ”handicap”, assolutamente convinte che, il bisognoso di sostegno morale, non siamo noi, ma l’inseguitore di fanciulle in fiore. L’eterno bambino che si illude di ritrovare il Paradiso Terrestre acchiappando, con denaro e lusinghe, l’eternamente giovane Eva. Ma non si fermavano qui, i commenti sui testi del geniale e spregiudicato francese, che, per la verità, aveva scritto i monologhi dopo aver perduto l’ uomo che amava. Concludevano infatti queste madri e queste nonne che siamo: ”e meno male che le ragazze di oggi non le sopportano più, le umiliazioni e le offese che noi abbiamo subito”. Ma non è poi tanto vero. Forse, fra ieri e oggi, è cambiato l’aspetto: le abbandonate, le dimenticate di Cocteau erano vecchie. Oggi sono giovani, quasi sempre bellissime. Le donne di Adriana Asti hanno paura di rimanere sole. Oggi hanno paura di essere picchiate, seviziate, ammazzate. Ieri, le donne avevano una voce umana: da usare, da invocare. Oggi, dei messaggini, delle faccette. E poi, dei lunghi, terrificanti silenzi.

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