Silenzio in sala

7 Marzo Mar 2013 1252 07 marzo 2013

Oz, né troppo grande, né troppo potente

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C'era qualcosa che Lyman Frank Baum e Victor Fleming si erano dimenticati di raccontarci fino in fondo: come aveva fatto il Mago ad arrivare a Oz e ingannare tutto il popolo convincendolo di avere dei super poteri?

L'idea di ripartire dai piccoli indizi seminati nel 14 libri del ciclo e ripresi in parte nel capolavoro del 1939 era perfetta, il budget messo a disposizione dalla Disney (250 milioni di dollari) altissimo, persino il cast riempito di stelle di Hollywood e la direzione affidata a un regista popolare tra pubblico e critica lasciavano presagire un gran film.

E invece, Il Grande e Potente Oz, soddisfa solo a metà. Parte lento e prevedibile, quasi una favoletta per bambini dallo sviluppo fin troppo lineare e dai dialoghi ben poco taglienti, non certo aiutato da una recitazione un po' troppo caricaturale che incatena il pur bravissimo James Franco in un ruolo alla Johnny Depp (la somiglianza con il più recente dei Willy Wonka, a tratti, appare inquietante). Il regno di Oz, alla prima impressione, ricorda fin troppo il Paese delle Meraviglie dell'ultima Alice, con canne che suonano come fossero flauti andini e fiori che si muovono come trasportati dalla melodia. Metteteci la colonna sonora di Danny Elfman (inconfondibile dalla prima nota degli splendidi titoli di testa) e viene proprio da pensare che dietro la macchina da presa ci sia Tim Burton, più che Raimi.

Eppure il film ha più di un elemento interessante e di grande rilievo artistico. Al netto della scarsa originalità, le scenografie sono bellissime, ma a colpire è soprattutto la ricostruzione della storia che col passare del tempo si intreccia perfettamente alle vicende di Dorothy e dei suoi scalcagnati amici. La svolta nella trama arriva con l'ingresso nella storia di Glinda, la strega del Sud (Michelle Williams), che ribalta completamente la prospettiva fino ad allora affidata agli occhi delle due colleghe: l'ingenua Theodora (Mila Kunis) e la malvagia Evanora (Rachel Weisz).

Certo, il fatto che i personaggi più azzeccati risultino una scimmia (a cui presta la voce Zach Braff, il J.D. di Scrubs) e una bambola di porcellana animati in computer grafica non è necessariamente un buon segno, mentre la caratterizzazione delle tre streghe e dello stesso Oz rimane superficiale e appena abbozzata. Il Grande e Potente Oz resta comunque un buon film, decisamente sopra la media, ma soprattutto un più che degno omaggio alla pellicola del 1939 e all'opera di Baum. La scelta artistica di adottare la stessa divisione cromatica del primo film, con il Kansas in bianco e nero e Oz a colori, aggiungendo la dicotomia 4:3 (finto e rigorosamente in 3D) - 16:9 a voler rendere ancora meglio il gap di energia e vitalità dei due mondi, è certamente pregevole sotto il profilo artistico. Come buone sono le emozioni suscitate da un lieto fine certamente annunciato, eppure di grande impatto.

Un film da vedere, ma solo dopo aver apprezzato e compreso a fondo Il Mago di Oz.

Voto: 7/10

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