Silenzio in sala

27 Marzo Mar 2013 2004 27 marzo 2013

Buon compleanno Quentin

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A guardarlo in faccia non diresti mai che ha mezzo secolo, a sentirlo parlare nemmeno. Spirito ribelle e volto da adolescente dispettoso alla Pierino (e forse anche per questo gli piacciono così tanto i film con Alvaro Vitali). Quentin Tarantino è un genio, uno dei pochissimi registi attualmente in circolazione nella grande industria del cinema per cui ancora si possa usare questo termine senza temere di cadere nel ridicolo.
Nel corso della sua carriera ha saputo elevare a forma d'arte un passatempo di basso livello come il B-Movie, di trasformare ciò che era cult in blockbuster, e di beccarsi pure gli applausi della critica mentre lo faceva.

http://www.youtube.com/watch?v=L4uztqf6bF4

Basterebbe forse il prologo de Le Iene per spiegare il cinema di Tarantino. Basterebbe, ma sarebbe un peccato perdersi il resto. Dialoghi estremi, surreali, potentissimi. Una caratterizzazione dei ruoli meticolosa, un'infinita ricerca dell'estetica, la forza e il coraggio di esprimersi in un linguaggio verbale e non solo sempre al di sopra delle righe. Tarantino non ha mai rinunciato alla sua personalissima poetica, nemmeno nei suoi film meno riusciti come Jackie Brown e A Prova di Morte. Si è preso il lusso di cambiare la storia e uccidere Hitler in Bastardi Senza Gloria, si è fatto accusare di razzismo da Spike Lee per Django, un film in cui la parola "negro" viene usata più di 100 volte, ma che di razzista ha davvero poco.

http://www.youtube.com/watch?v=vyduYROdkEw

Questo è l'espressionismo tarantiniano, prendere o lasciare. E francamente ho sempre preferito prendere. La potenza dei personaggi dei suoi film è totale. Il bravissimo Christoph Waltz deve il suo successo in America soprattutto al colonnello delle SS Hans Landa e al cacciatore di taglie ed ex dentista King Schultz, ma resteranno per sempre nella storia del cinema anche Julius Winfield, il killer che cita i versetti della Bibbia prima di premere il grilletto interpretato da Samuel L. Jackson in Pulp Fiction, e il signor Wolf che nello stesso film ha il volto di Harvey Keitel e la capacità di «risolvere problemi».

http://www.youtube.com/watch?v=4tMK_c89bSs

Ma Tarantino ha dipinto anche straordinari personaggi femminili, come l'ingenua Mia Wallace, con quel suo sex appeal un po' naif, e Beatrix Kiddo, la sposa di Kill Bill alla ricerca di vendetta. Entrambe sono interpretate da Uma Thurman, da molti ritenuta la musa ispiratrice del regista. Ma Quentin è uno che ha sempre saputo schivare il rischio di cadere nella trappola dell'attore feticcio. Gli unici che possono vantarsi di essere stati diretti dal Maestro per tre volte sono Samuel L. Jackson (Pulp Fiction, Jackie Brown e Django) e Uma Thurman, anche se la seconda scende a quota due se si considerano, come sarebbe giusto fare, i due Kill Bill come un'opera unica. La verità è che a Hollywood c'è letteralmente la fila per recitare in un film di Tarantino. C'è chi ha già coronato questa sua ambizione, come Brad Pitt e Leonardo Di Caprio, e chi invece ancora dovrà aspettare.

http://www.youtube.com/watch?v=GxFyNrOOuTE

E poi c'è quell'impressione che si ha, quando si guarda un suo film, di sfogliare un'enciclopedia del cinema. Quelle scene e quelle battute piene di citazioni e rimandi ai suoi maestri, quel piacere tutto suo di rivisitare e riscrivere le regole del cinema di genere. Quasi guidato dalla convinzione che niente si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma, nel dipingere i suoi capolavori Tarantino ha preso un po' da una parte e un po' da un'altra. Perché, per dirla come Picasso, «un buon artista copia, un grande artista ruba», e non c'è alcun dubbio su quale delle due categoria sia occupata da Quentin.

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