Silenzio in sala

18 Aprile Apr 2013 1750 18 aprile 2013

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E poi, all'improvviso, tra un Marini e l'altro, tra un Rodotà e una 'bianca', ecco che dalla bocca di Laura Boldrini spunta lui: Raffaello Mascetti. Sì, proprio il conte di Amici Miei, il re della supercazzola, un po' come quella che Bersani ha provato a fare ai suoi elettori, rigorosamente con scappellamento a destra, e occhiolino a Berlusconi.

http://www.youtube.com/watch?v=boiKhFQdLjs

Così pensi a Mario Monicelli e a come nel 2010, pochi mesi prima di andarsene suicida, raccontò il suo modo di vedere il Paese. «La speranza è una trappola dei padroni. Ci vorrebbe una rivoluzione». Disse così, lui che ci aveva fatto ridere ma che a ridere non riusciva più, forse anche perché aveva capito che di motivi per farlo ne erano rimasti ben pochi.

http://www.youtube.com/watch?v=bxrmqCvETzw

Eppure adesso, in quello stesso Paese vecchio e decrepito che è l'Italia, qualcosa si muove. Guardate quei contestatori che si sono ritrovati fuori da Montecitorio per urlare in coro il nome di Stefano Rodotà, che potrebbe diventare così il primo presidente della Repubblica eletto per acclamazione popolare. E forse un po' di quella rivoluzione che invocava Monicelli è già entrata anche nei Palazzi del potere, con Laura Boldrini per esempio, non solo una donna, ma soprattutto un membro di spicco della migliore società civile, una che ha sempre fatto del contatto umano la cifra stilistica del suo agire professionale. Poi ci sono quelli che le urla che venivano da fuori le hanno sentite e, mettendosi una mano sulla coscienza, non se la sono sentita di scrivere il nome di Franco Marini sulla scheda. Un pezzo di politica che ha la capacità di ascoltare quello che dice la gente, di capire che le esigenze dei cittadini sono mutate e di farle proprie. Chiamatela intelligenza, abilità, o anche semplice istinto di sopravvivenza, sta di fatto che se Bersani ha scavato in pochi mesi la tomba per se stesso e per il Pd, questi, a loro modo, si sono ribellati.

Merito e potenza di internet, che accorcia le distanze, e, diciamolo francamente, di Beppe Grillo e del Movimento 5 stelle. Piacciano o meno i loro metodi, convincano o meno Quirinarie e Parlamentarie sul web, hanno avuto il merito di riportare l'elettore al centro della politica, come in Italia non accadeva da tempo, da troppo tempo. E allora anche il nome di Lello Mascetti, in questo contesto, non è più solo una boutade. È il sintomo di un disagio che è cominciato per le piazze ma è arrivato a insinuarsi dentro Montecitorio e Palazzo Madama, il chiaro segnale di qualcuno che non ha più intenzione di chinare la testa davanti a qualsiasi ordine possa arrivare dal capo. Non è dato sapere se, davanti a tutto questo, Monicelli avrebbe abbozzato almeno un sorriso, se sentendo il nome del Mascetti accostato alla prima carica dello Stato avrebbe sussultato, ma alla fine a disobbedire sono stati in tanti, e questo, nel suo piccolo, non può che essere una rivoluzione.

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