Silenzio in sala

26 Maggio Mag 2013 1856 26 maggio 2013

Il declino di Luhrman e un Gatsby non così Grande

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Una bella occasione gettata al vento. L'impressione che lascia Il Grande Gatsby di Baz Luhrman quando scorrono i titoli di coda è questa. Poteva essere un bellissimo film, magari non un capolavoro, ma comunque degno di nota, e invece finisce per essere decisamente banale.

Non fidatevi del trailer o delle recensioni di chi parla di un ritorno ai fasti della trilogia del Red curtain. Questo film non ha niente a che vedere con la follia dissacrante di Romeo+Juliet ed è lontanissimo dalla sconvolgente bellezza di Moulin Rouge. Piuttosto, dopo un avvio promettente, si scopre un film decisamente classico, e suonano come stecche anche quelle poche trovate originali e gli anacronismi tipici di Luhrman.
La colonna sonora fatta di rap, r&b, pop e dance non basta a risollevare il film, e anche quelle bellissime auto d'epoca truccate in stile Fast & Furious e capaci di correre a 200 all'ora avrebbero avuto un impatto notevole in un contesto diverso.

E un pur bravo Leonardo DiCaprio (ma ben lontano dalle sue interpretazioni migliori), una Carey Mulligan convincente, un soprendente Joel Edgerton, non riescono a cancellare la solita espressione inebetita di Tobey Maguire (decisamente un mistero come un attore con così poco talento possa essere tanto apprezzato a Hollywood).

Se si tolgono le feste di Gatsby (che, ahimè, occupano ben poco spazio all'interno delle oltre due ore di film), e un 3D semplicemente perfetto, va a finire che ci si annoia pure un po'.
Dopo aver preso a schiaffi nientemeno che William Shakespeare e aver riscritto da capo Puccini e Verdi mischiando la Bohème alla Traviata, Luhrman ha deciso di trattare con i guanti Scott Fitzgerald. E con tutto il rispetto per l'autore americano, questa scelta è incomprensibile. Poteva osare di più, doveva farlo. Perché a noi Baz piace kitsch e pacchiano, non questa brutta e triste copia priva di genio e originalità.

Voto: 5,5/10

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