Silenzio in sala

27 Maggio Mag 2013 1446 27 maggio 2013

Confessions, un piccolo gioiello giapponese

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Scusate il ritardo. Ecco cosa dovrebbero dirci le case di distribuzione italiane. Perché Confessions, film del regista giapponese Nakashima Tetsuya, ci ha messo tre lunghi anni ad arrivare in Italia. Prodotto nel 2010 e premiato un anno dopo con il Black Dragon Award al Far East Film Festival di Udine, per quella solita inspiegabile diffidenza verso il cinema con gli occhi a mandorla è stato distribuito nelle sale solo nel 2013.  E nemmeno in tutte, solo nelle più coraggiose.

La scarsa fiducia che i distributori italiani nutrono verso i film orientali è una vecchia storia, e per spiegarla basterebbe citare ad esempio il lungo ostracismo che ha dovuto subire Hayao Miyazaki, prima che Hollywood ci facesse scoprire i suoi capolavori con l'Oscar a La Città Incantata nel 2003. Confessions ha dovuto subire lo stesso trattamento, nonostante avesse tutte le carte in regola per sfruttare l'onda lunga del successo della trilogia della Vendetta di Park Chon Wook.

Sì, perché pur essendo giapponese e non coreano, Confessions si iscrive perfettamente nella categoria dei revenge movies. Ha una trama intricata ma semplice da seguire e tratteggia figure psicologiche (e psicopatiche) da mettere i brividi. Non è un film horror, e non esagera nel dispensare immagini di violenza fisica. La storia (fedele all'omonimo romanzo di Minato Kanae) scava nel profondo della malvagità umana, ma lo fa senza alcun tipo di manicheismo, senza intenti moralizzatori. Non c'è un solo personaggio che sia totalmente cattivo o totalmente buono. Tutti corrono in bilico sul sottilissimo filo che divide il bene dal male, tutti generano empatia e rabbia al tempo stesso, compiono azioni riprovevoli ma, in fondo, hanno le loro ragioni per farlo.

C'è la professoressa che crea un inganno perverso per vendicarsi della morte della figlia di cinque anni, uccisa da due studenti. C'è il ragazzo disposto a tutto per riconquistare la fiducia della madre, fuggita di casa perché "troppo intelligente" per restare con un marito idiota e un figlio non abbastanza promettente per le sue pretese. C'è lo zimbello della classe, quello che una mamma ce l'ha, ma troppo ingombrante, e non ha mai avuto un amico perché tutti lo deridono, e la ragazzina che è la più brava della classe, ma non ha nessuno da rendere orgoglioso di questo.

Personalità distinte e così ben costruite, che alla fine l'unico personaggio veramente irritante è il professore che vuole essere amico degli allievi, dare loro una spalla su cui piangere, aiutarli nella loro crescita, e che non ha alcuna intenzione di arrendersi se uno di questi non va più a scuola.

Confessions costringe a fare i conti con gli impulsi più abietti dell'animo umano, con i suoi istinti primordiali, e lo fa con quella sottile ed elegante estetica della violenza che è tipico del cinema orientale. Ben scritto, ben diretto, ben interpretato, con una fotografia straordinaria. Un piccolo gioiello che avrebbe meritato maggiore considerazione.


Voto: 8/10

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