Silenzio in sala

8 Luglio Lug 2013 1121 08 luglio 2013

To the wonder, la "Meraviglia" perduta di Malick

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Per vedere un film di Terrence Malick, almeno da La sottile linea rossa in poi, ci vogliono coraggio e stomaco forte, tanta voglia e, possibilmente, poco sonno. Quella svolta intimista avviata nel 1998, dopo 20 anni di lontananza dal set, è ormai la cifra stilistica del più iconoclasta tra gli autori di Hollywood.

To the wonder non fa eccezione, anzi, ne è una triste conferma. Triste perché della genialità e del profondo senso estetico che aveva permeato Tree of life non c'è quasi più traccia.  Rimangono invece le riflessioni e le elucubrazioni da autoerotismo spinto di un uomo sempre più chiuso nel suo narcisismo e sempre meno in grado di dirigere il suo sguardo alla realtà del mondo.

L'amore non è per sempre: nasce, si infiamma e si spegne. La natura sta morendo, violentata dall'uomo. La fede è una grande bugia: Dio non c'è, e se c'è non ha tempo da perdere ad ascoltare le nostre preghiere. Tutto chiaro, condivisibile o meno, il punto è che per raccontare queste tre grandi verità Malick rinuncia alla narrazione classica (come già fatto con risultati decisamente migliori in Tree of life) e accompagna le immagini dei protagonisti intenti a non fare assolutamente niente con dei testi di una banalità imbarazzante.

Sorprendentemente, a venir meno, è anche il gusto per il bello del regista, che permane in alcuni scorci (la sequenza girata a Mont Sain Michel o i campi di grano dell'Oklahoma) e soprattutto in un cast a cui tutto si può dire fuorché di non essere "bello". Un vero poker d'assi, composto da Ben Affleck, Olga Kurylenko, Rachel McAdams, Javier Bardem, impreziosito dall'italianissima Romina Mondello, che tiene alto (si fa per dire) il nome del nostro Paese urlando frasi sconclusionate per qualche minuto.

Non c'è immaginazione, non c'è fantasia. Tutti gli ingredienti che avevano resa accettabile e quasi gradevole la destrutturazione narrativa di Tree of life scompaiono. Tutto è ovvio e scontato, niente riesce a toccare le corde dell'emotività dello spettatore. Una noia mortale, un esercizio di abilità mal riuscito. Ecco cosa è To the wonder.

Voto: 4/10

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