Silenzio in sala

12 Agosto Ago 2014 1536 12 agosto 2014

Bangerang Robin!

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Il mio turno di chiusura a Lettera43 finisce all'1 del mattino. Stanotte ero pronto a staccare il pc e andare a dormire quando, esattamente a quell'ora, sono stato bloccato da una ultim'ora di Sky Tg24. «Morto suicida l'attore Robin Williams». Non potevo ignorare quella notizia, anche se il mio orario di lavoro era terminato. Non potevo lasciare quel compito a chi avrebbe aperto il giornale alle 6 del mattino. Non era solo quello strano senso del dovere e la schiavitù della notizia, quella malattia tipica dei giornalisti, a chiamarmi. No. Robin Williams non era una star di Hollywood come tante. Non lo era per me, non lo era per molti.

Il mio riposo è stato posticipato di quasi un'ora, ero stanco, certo, ma era giusto così. Mentre andavo a dormire avevo già deciso che al mio risveglio avrei visto un suo film, prima di andare a dormire, e pensavo a quale scegliere.

Ci sarebbe stato l'imbarazzo della scelta: troppo facile, forse, puntare su L'Attimo Fuggente, su La Leggenda del Re Pescatore, su Good Morning, Vietnam. Sono tutti film che ho amato, ma ce n'è un altro che per me ha un valore speciale, ancora di più in una giornata così triste.

Stamattina ho acceso il lettore blu-ray e ci ho messo dentro il dvd di Hook. C'è qualcosa in quel film di Steven Spielberg che parla chiaramente di Robin Williams. La storia di Peter Banning, avvocato di successo che non ricorda di essere stato, un tempo, Peter Pan, sembra la storia del suo attore protagonista.

Per quasi 30 anni Robin Williams ha fatto di tutto per strapparci un sorriso, l'ha fatto mentre dentro se stesso combatteva dei mostri enormi, molto più forti del Capitano Giacomo Uncino. Come un alieno è sceso sulla terra ed è entrato nelle nostre case dalla tv, insegnandoci a fare Nano Nano con la mano. Ci ha divertito, il più delle volte, ma ha saputo anche commuoverci nei panni del dottor Malcolm Sawyer in Risvegli o in quelli del professor John Keating. Si sapeva che non stava bene, che da poco era tornato in clinica per curare la sua dipendenza dall'alcol, ma una fine così non se l'aspettava nessuno. O capitano, mio capitano, questa non ce la dovevi fare.

Ci sono un paio di battute, in Hook, che suonano particolarmente tristi. La prima Peter Banning la pronuncia quando ancora non è tornato ad essere Pan: «Non ho mai fatto uso di droghe», dice ricordando la sua condotta irreprensibile. Ed è un'enorme bugia se viene fuori dalle labbra di Robin Williams, che conosceva bene l'effetto della cocaina. L'altra arriva esattamente alla fine, sono le ultime parole prima dei titoli di coda. Quando Wendy gli dice che le sue avventure si sono chiuse, lui risponde: «O no, vivere può essere un'avventura tremendamente grande». Tanto grande da poterti schiacciare col suo peso.

Robin ha combattuto con i suoi fantasmi fino ai 63 anni, ma a differenza di Peter Banning non è riuscito ad aggrapparsi a quei pensieri felici che gli permettessero di volare ancora una volta. Non ce l'ha fatta più e ha detto basta, proprio in mezzo alla sua ennesima battaglia. A noi, che siamo cresciuti con i vestiti e la parrucca di Mrs. Doubtfire e il naso da pagliaccio di Patch Adams, non resta che ricordarlo. Bangerang Robin!

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