Silenzio in sala

26 Agosto Ago 2014 0710 26 agosto 2014

Addio John, papà dei dinosauri

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Domenica scorsa, a Londra, si è spento Richard Attenborough. È altamente probabile che il suo nome, quando l'avete letto sui giornali, non vi abbia detto nulla. Premio Oscar per Gandhi, vi hanno detto, ma lui era molto di più.
Attenborough è il classico uomo di cinema che non ricordi mai come si chiama, ma che conosci benissimo per qualche suo personaggio o lavoro. Per me era soprattutto John Hammond, l'uomo che aveva realizzato i miei sogni di bambino.

Ok, non sono certo l'unico che nel 1993 non aveva ancora compiuto 10 anni e restò incantato al cinema davanti a Jurassic Park. Ma tra me (e pochi eletti) e la massa c'è una differenza sostanziale. NOI andavamo a vedere il film di Spielberg dopo aver sfogliato libri e libri sui dinosauri, aver visto decine di documentari di Piero Angela e affini, collezionato le riproduzioni in scala del Carnegie di Pittsburgh, montato scheletri di legno. LORO, invece, sarebbero entrati in fissa dopo, convinti che un dilofosauro potesse davvero sputare veleno in faccia alle sue vittime e ignari che quelli che chiamavano Velociraptor, in realtà, sembravano dei Deinonichus sotto steroidi.

Ecco perché, per me e qualcun altro della mia generazione, John Hammond è stato speciale. Avevamo sempre sognato di poter vedere dei dinosauri in carne e ossa (e ancora ci spero, badate) e lui ci guardava da uno schermo e ci spiegava, con tanto di dettagli scientific, come fosse possibile estrapolarne il dna da una zanzare fossilizzata nell'ambra, mischiarlo a quello di un rospo, e riportare Rex e Brachiosauri sulla Terra.

Avete presente il dottor Grant? Era esattamente quello che io ho sognato di diventare fino ai 18 anni: un paleontologo con il cappello da cowboy che gira il mondo a scavare il suolo per tirare fuori i resti delle creature più belle e maestose che abbiano mai calcato il nostro pianeta e che si emoziona quando incontra un triceratopo (per inciso, avevamo pure lo stesso dinosauro preferito). Ci ho messo un po' a scontrarmi con la dura realtà e scoprire che per fare quel mestiere avrei dovuto studiare tanta fisica. Troppa, per i miei gusti. Ma fino all'ultimo anno di liceo, nella mia testa, sono stato un paleontologo, e forse nel mio cuore lo sono ancora oggi che compio 15 anni per la seconda volta nella mia vita.

Per me e per il dottor Grant John Hammond era l'uomo dei sogni, un visionario folle che cercava di riparare i danni causati da un maledetto meteorite gigante. E poco importa se poi non finiva esattamente nel miglio modo possibile, sono sicuro che se potessimo chiedere al dottor Grant, quello vero, se ne è valsa la pena di rischiare la vita fugge ndo da Tirannosauri e Raptor per farsi sparare del moccio in faccia da un Brachiosauro raffreddato, lui direbbe di sì. Per questo, quando ho letto la notizia della morte di sir Richard Attenborough, barone di Richmond upon Thames e regista premio Oscar per Gandhi, mi sono sentito triste. Addio per sempre, papà dei dinosauri, sono certo che lì, dove sei tu, c'è qualche immensa vallata che assomiglia al Jurassic Park, dove i Gallimimus corrono liberi, i triceratopi riposano felici, e persino i Tirannosauri fanno meno paura.

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