Soffiati il naso col pettine

1 Giugno Giu 2012 1655 01 giugno 2012

Agnelli, un Cav appena più chic

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Così, come da italica tradizione, quello colto con le mani nel sacco - o vicino a quello che le metteva nel sacco - al posto di chiedere scusa, o quantomeno di glissare cercando di passare inosservato, rilancia. Peggio: se la prende con chi indaga.
Il re indiscusso, imperatore del piagnucolio, è sir Burlesquoni: una vita (per il cinema: no, questo gli piacerebbe) contro i giudici.
Ma in scia si sono prontamente messi Cesare Prandelli (e vabbè, so' calciatori) e Andrea Agnelli (vabbè una fava: sono i monarchi del Paese da un paio di secoli).
Dopo che gli hanno indagato l'allenatore - Antonio Conte - perché a conoscenza di un giro di scommesse illegali legate al Siena di cui allora era il tecnico, e divulgato la notizia che anche il portiere - Gigi Muro di Berlino Buffon - non era immune al vizietto delle scommesse, l'Agnelli si è imbufalito. Con i suoi? Macché. Con il tempismo sospetto dei magistrati.
Lauree, master e certificati accumulati tra Oxford e la Bocconi non hanno suggerito l'asutizia di tenere la bocca chiusa, o magari il rammarico per la moralità dei suoi messa in dubbio oppure  - giammai  - il sostegno incondizionato alla giustizia, ancorché con formula attendista di rito.
Macché: con lo stesso riflesso pavloviano del Cavaliere, Agnelli se l'è presa con i magistrati.
Ma allora tanto valeva andare a cantare sulle navi da crociera, mica ci voleva il dottorato.
Ps. Su Prandelli vale davvero la pena di scrivere? Uno che a quasi 50 anni piagnucola: "Uffi no, allora non veniamo", patetica minaccia agli italiani drogati di panem et velinem?
Dai Prandelli, accattate u gelato e smettila di mugulare, che mamma Coni ti ci manda in Europa, nonostante Monti.

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