Soffiati il naso col pettine

26 Marzo Mar 2013 1727 26 marzo 2013

Terzi si sfila per tornare al fianco di Berlusconi

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Quindi, dopo 15 mesi di disonorata carriera, il ministro degli Esteri Giulio Terzi si è dimesso. «In disaccordo col governo» sulla decisione di restituire all'India i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, come ha voluto precisare.
Ma, soprattutto, in rotta con un governo che affonda nel gradimento e nei risultati,  in teoria sul punto di cedere lo scettro del comando a un nuovo esecutivo la cui formazione tuttavia è ancora in alto mare.
Terzi ha disconosciuto gli ex sodali al punto da arrivare a tirare in ballo un presunto voltafaccia del primo ministro Mario Monti (nonché del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano): la decisione di trattenere in Italia i due fucilieri, ha detto l'ex ministro, era stata presa di comune accorde in una riunione l'8 marzo. Poi, il dietrofront di Monti e co.
Il professore è stato disonesto nei suoi confronti? E in quelli dei marò?
L'accusa non è banale. Ma, soprattutto, potrebbe non essere casuale. Ha il sapore, infatti, del riposizionamento. Il nobilissimo di Sant'Agata, già ambasciatore d'Italia alle Nazioni Unite e a Washington  - a proposito: ma che ce lo abbiamo mandato a fare se in un decennio non ha fatto qualche amico per aiutare Roma a uscire dal pasticciaccio dei marò? - è un uomo di destra, prima finiano, poi vicino a Forza Italia.
Le sue ambizioni politiche sono note. E con questo scaricabarile spaventoso, Terzi si rimette in pista. Probabilmente ben consapevole che persino Le Monde dà Monti come «politicamente morto per l'Europa». E forse altrettanto consapevole che, nel caso probabile in cui Pierluigi Bersani non riuscisse a formare un governo e si tornasse al voto, i sondaggi danno il Pdl in avanti su Pd e Movimento 5 Stelle.
Non sarà un caso se Franco Frattini, un altro ex titolare della Farnesina targato Pdl, ha subito fatto i complimenti a Terzi.  Mentre lo stato maggiore del Popolo della Libertà, Ignazio La Russa in testa, giocava a tirare al bersaglio su Monti, invitandolo a riferire in parlamento.
D'altra parte, ci vuole del coraggio a sostenere che la decisione di trattenere Latorre e Girone avesse «solido fondamento giuridico e politico». Ma per chi sa tenere duro su questioni di giustizia, il Cavaliere spesso ha una lauta ricompensa.

Update:
Avevo appena finito di scrivere che l'Ansa batteva
++ MARO': LA RUSSA, CANDIDARE TERZI? MAI DIRE MAI... ++
'NON HO MAI NASCOSTO LA STIMA PER LA PERSONA'

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