S.P.Q.R.: Sono Pazzi Questi Russi

27 Marzo Mar 2018 0527 27 marzo 2018

La travagliata storia dell'inno russo

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La bellezza dell'inno russo è spesso magnificata anche da chi russo non è. Ma non tutti ne conoscono la lunga e travagliata storia. L'inno attuale è stato adottato infatti solo nel 2000, per volere del presidente Vladimir Putin. Abbastanza recente, dunque, ma non esattamente nuovo: la musica, composta da Aleksandr Aleksandrov, è la stessa del vecchio inno sovietico, approvato da Joseph Stalin e utilizzato dal 1944 al 1991. Le parole, almeno quelle, sono nuove, anche se scritte dallo stesso autore che scrisse quelle per Stalin nel 1944, il poeta Sergej Mikhalkov. Ma l'inno attuale è solo l'ultima delle tante versioni che negli anni hanno accompagnato la storia russa. Come mai tanti cambiamenti? Semplice: l'inno rispecchia le trasformazioni della società e della politica russe, per questo si evolve con esse.

Torniamo al principio. Il primo inno ufficiale risale al periodo imperiale e si intitola “La preghiera dei russi”. Il testo, scritto per glorificare lo zar, fu scelto nel 1816 dall'imperatore Alessandro I, ma la musica era stranamente quella di “God Save The Queen”, inno britannico. Molto diversi, invece, i gusti del suo successore, Nicola I: stufo della musica britannica, Nicola fece scrivere un nuovo inno, che rispecchiasse il patriottismo per cui era famoso. Fu così che, nel 1833, nacque “Dio, salva lo zar!”, in cui si esortava il sovrano a regnare per la gloria del Paese.

Nel 1917 ci fu un ulteriore passaggio: la monarchia cadde, e i nuovi leader bolscevichi vollero un nuovo inno per il popolo. Dal 1917 al 1922 fu usata la marsigliese francese, ma in versione russa. Nei testi lo zar non era più un “potente sovrano”, ma “un vampiro, un nemico contro cui il popolo deve insorgere”. Con la formazione dell'Urss nel 1922, in onore della creazione della “Seconda organizzazione internazionale socialista”, l'Internazionale fu adottata come canzone cantata in tutti gli eventi e le celebrazioni ufficiali. Le parole furono scritte da Eugene Pottier, mentre la melodia era di Pierre Degeyter.

Nel 1942, quando alla popolazione russa si chiedeva un sacrificio terribile per resistere all'invasore nazista, Stalin decise di cambiare la musica e le parole dell'inno: voleva che avessero un carattere più patriottico. Il 18 giugno 1943 il primo ministro Voroshilov e il segretario del PCUS Sherbakov spiegarono a una ventina di poeti e compositori convocati per l'occasione cosa volevano: parole che restassero vive per centinaia di anni e una musica facile da capire. I vincitori della gara furono Sergej Vladimirovic Michalkov e il poeta Gabriel El-Registan, pseudonimo di Gabriel Arkadevich Ureklyan, all'epoca entrambi nell'esercito come reporter di guerra. I loro versi furono modificati in alcuni punti da Stalin in persona. La musica era quella dell'Inno del Partito Bolscevico composta nel 1939 da Alexander Alexandrov, fondatore della banda e del corpo di ballo dell'Armata Rossa. L'inno fu presentato a Stalin nell'estate del 1943 e dal primo gennaio 1944 fu ufficialmente adottato dall'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Dopo la morte di Stalin l'inno venne eseguito solo nella versione strumentale, fino a quando, nel 1977, con Breznev segretario del PCUS, si apportarono le modifiche necessarie ai versi considerati inaccettabili dal punto di vista politico. Nel 1991 l'URSS si sgretolò, così il presidente della repubblica federativa di Russia, Boris Eltsin, decise di smantellare tutti i simboli del passato comunista. Il vecchio inno di Alexandrov fu sostituito dalla melodia di Michail Glinka, composta negli anni Trenta del 1800 e conosciuta con il titolo “Canzone patriottica”. La musica di Glinka restò però senza parole e non fu mai approvata dalla Duma. Bisognerà attendere gli anni 2000 per arrivare all'inno attuale, con la decisione presa da Putin di rispolverare il vecchio inno di Alexandrov, la bandiera rossa e l'aquila zarista.

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