Stagisti per caso

14 Dicembre Dic 2016 2345 14 dicembre 2016

Cosa si aspettano gli universitari italiani dal mondo del lavoro

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L’istituto Eumetra Monterosa ha cercato di analizzare e comprendere scelte e aspettative degli universitari italiani. Lo scorso 28 novembre, i risultatati dell’indagine "Gli universitari guardano al mondo del lavoro - Scelte e aspettative dei giovani italiani” sono stati presentati a Milano, nel corso di un’iniziativa rivolta a rettori e associazioni universitarie e promossa da L'Oréal Italia.
Gli studenti trascorrono gli anni dell’università aspirando a un unico obiettivo: trovare un impiego. Possibilmente, un buon impiego. Il fine dell’evento è stato proprio quello di capire come facilitare il passaggio dall’università al mondo del lavoro.

A dividere un’imbranata matricola da un saggio e logorato laureando è un percorso a ostacoli all’interno di “una selva oscura” fatta di appelli, esoneri e crediti formativi. In sostanza, una vita di privazioni. Niente karaoke al Gattopardo il giovedì, bandite le serate Erasmus del mercoledì e, alla domenica, cene da Temakinho solo ed esclusivamente se è disponibile un tavolo al primo turno di prenotazioni: alle 19:00 tutti sotto al tavolo, non un minuto di più non un minuto di meno (roba che probabilmente la digestione del pranzo è ancora il corso), così alle 20.15 hai già ingurgitato la terza caipirinha e puoi "sobriamente" pagare il conto, tanto la metro è ancora aperta (almeno una gioia).
Tutti questi sforzi nella speranza che una volta conquistato l’ambito pezzo di carta, la tua casella gmail inizi a pullulare di offerte di lavoro, perché tu (si, proprio tu) sei stato uno studente diligente e il tuo impegno verrà sicuramente riconosciuto e premiato.
Ecco, magari in un’altra vita. In un altro periodo storico. Ok, facciamo in un altro Paese. In un diverso continente, dai.

E poi arriva il fatidico giorno: mantella comprata a Hogwarts, coroncina di alloro stile Dante dei poveri, tanta ansia e altrettante strette di mano. In un attimo abbracci di amici, parenti e conoscenti, ubriacatura finale e boom: dopo sei mesi ti ritrovi il tuo bel certificato di laurea nella posta. Quindi, passerai il resto della vita a ricordare gli anni dell’università come i più belli, raccontando con malinconia addirittura delle nottate di studio in università o a casa di un amico, a ripetere formule e articoli che mai utilizzerai realmente sul posto di lavoro.

Dal dibattito svoltosi a Milano è emersa immediatamente la consapevolezza di una competizione in crescita che, a oggi, va ben oltre i confini nazionali: ebbene si, giovani non italiani cercano opportunità di formazione e di lavoro nel nostro Paese, così come giovani connazionali contemplano la possibilità di trasferirsi fuori confine. Nello specifico, secondo quanto risulta dall’indagine, per l’84% degli intervistati, le opportunità all’estero sono percepite in numero maggiore rispetto all’Italia e il 13% degli universitari italiani ha, effettivamente, sperimentato in prima persona un’esperienza all’estero. Come è facile aspettarsi, le mete più ricercate sono: Germania (40%), Inghilterra (35%), USA (33%), Svizzera (14%), Australia (11%).

Il risultato è un buco nero di pessimismo dal quale ogni laureando/neolaureato cerca di non essere risucchiato, tentando disperatamente di migliorare le proprie skills per rendere il proprio profilo sempre più originale, possibilmente unico.

Arriviamo alla domanda clou: che peso ha in questo percorso lo stage?

Basandoci sui dati, scopriamo che il 42% degli universitari italiani ha fatto uno stage e che, di questi, il 6% ha svolto il proprio tirocinio all’estero. Inoltre, la metà degli stagisti ha intrapreso un impegno di durata non superiore ai due mesi e il 31% lo ha fatto perché obbligatorio nel piano di studi. Il 33% degli studenti è riuscito a trovare un praticantato attraverso le proprie conoscenze e il 31% tramite l’università: ancora una volta il networking personale è l’arma vincente. La nota positiva è che l’83% è soddisfatto della propria esperienza.

Tuttavia due dati mi hanno colpito particolarmente. Il primo è che il 22% degli studenti ha svolto lo stage in strutture o enti pubblici, posizioni sicuramente prestigiose dove, però, le assunzioni generalmente avvengono tramite concorso. Inoltre, al termine dello stage, al 50% degli stagisti italiani non è stata offerta alcuna posizione di lavoro conseguente o collegata alla prima esperienza.

I dati ricavati dall’indagine non devono essere considerati un risultato ma, piuttosto, un punto di partenza per migliorare un processo che al suo interno presenta ancora troppi meccanismi difettosi. È evidente che parlare di queste mancanze è importante poiché la consapevolezza del problema è un primo step per la risoluzione del problema stesso. Infine, è importante sottolineare che, in questo percorso di maturazione, l’università e le aziende svolgono un ruolo importante e che dovrebbe essere ulteriormente rafforzato.

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