Stagisti per caso

1 Ottobre Ott 2017 1611 01 ottobre 2017

Welcome to the fairytale, welcome to Tomorrowland

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“L’estate sta finendo e un anno se ne va”, cantavano i Righeira nel 1985.
Oggi è il 1 ottobre: la mia estate non sta finendo, è finita. Morta. Sepolta.

Ciao Aperos Urbaines, ciao. Arrivederci pic-nic improvvisati nella pausa pranzo. Le maratone domenicali di musica tecno a place Poelaert sono solo un ricordo. Giacche di jeans e sandaletti si sono dematerializzati per far posto a maglioni e stivali modello polo nord. Che tanto lo sappiamo tutti che sotto quei lunghi maglioni c’avete ancora il pigiama, rigorosamente di pile (true story).

Sarà il freddo, sarà la malinconia provocata dal ritrovamento di una cartella piena di foto che pensavo persa per sempre, ma ho deciso di celebrare la fine della “mia estate”, intesa come state of mind, ricordando il giorno in cui tutto è iniziato: il primo giorno di vacanza. C’è chi lo passa dormendo, chi facendo le valigie e chi, come me, decide di farsi un regalo.

Lo scorso 26 luglio ho deciso di mettere una spunta alla lunga lista di cose da fare assolutamente entro i 30 anni (si ce l’ho davvero) e concedermi una giornata intera di balli sfrenati e urletti da bimbaminchia a Tomorrowland 2017.
Il Festival, come ormai tutti gli anni dal 2005, si è svolto a Boom, comune belga di circa 17.166 negli ultimi due weekend di luglio. Io, da vera poraccia, ho acquistato un accesso giornaliero, ma vale sicuramente la pena di spenderci almeno un intero weekend per poter visitare con calma e godersi a pieno l’intero villaggio.

LA RICERCA DISPERATA DEL BIGLIETTO - E ora la domanda che tutti si pongono: “come hai fatto a trovare i biglietti?”. È arrivato il momento di svelare la verità una volta per tutte: fortuna. Semplice, immensa, graditissima… fortuna!
TENTATIVO 1 - Tutto è iniziato a ottobre, quando la mia fedele compagna di avventura, che vive in Belgio ormai da anni, ha tentato di usufruire, con scarsi risultati, della prevendita per gli abitanti del Belgio (nazionalisti!), commettendo l’enorme errore di essersi connessa con dieci minuti di ritardo (scusate se abbiamo una vita!). Primo tentativo: fallito. Il sold out in un millesimo di secondo era scontato.
TENTATIVO 2 -Tomorrowland ha deciso di regalarci una seconda possibilità con la prevendita internazionale. E niente, li abbiamo persi per un pelo una seconda volta. Secondo tentativo: fallimento con l’accuso.
TENTATIVO 3 - Tutto sembrava ormai perduto, finché non abbiamo ricevuto una mail alle 3 di notte che urlava da tutti i pori: “Avete poche ore per comprare i biglietti altrimenti siete proprio di coccio”. Eravamo state ripescate! Non chiedetemi perché avevamo gmail aperto alle 3 di notte, fatto sta che i biglietti erano finalmente nostri. Terzo tentativo: ollè, ollè ce l’avevamo fatta! Ero talmente entusiasta che, tornando a casa, sentii il bisogno impellente di comunicare la buona novella anche al mio paki di fiducia, specificando che no, non era un modo per chiedergli un rifornimento di alcol e droghe.

A circa un mese dall’evento, ci hanno recapitato a casa il biglietto, un braccialetto sul quale poter caricare i soldi necessari, sotto forma di “perle” (in Belgio hanno una particolare fissa per gettoni e perle, i soldi sono solo per le persone venali!) per mangiare, bere e comprare gadget a volontà e un bellissimo carillon contenente la mappa del villaggio. Il conto alla rovescia era iniziato.

CHE L’AVVENTURA ABBIA INIZO - Sveglia alle 9:00 in una mattina priva di caffeina (non si può fare la spesa prima di partire per le vacanze, eddai!). Domenica 26 luglio inizia bene ma non benissimo: previste precipitazioni per ora di pranzo. Mai una gioia ormai stile di vita. Alle 10 in punto esco di casa con almeno cinque strati di roba addosso, secondo la famosa “tattica a cipolla”, e ulteriori cambi d’abito in borsa, manco fossi la star di punta della notte degli Oscar. Consiglierei a tutti di prenotare come noi almeno un locker, ossia un armadietto con lucchetto dove riporre zaini e giacche, accessibile per tutta la giornata. Alle 11.00 siamo nella ridente Gare du Nord (per chi non lo sapesse, il luogo con la più alta probabilità di scippo a Bruxelles) dove numerosi bus erano pronti ad accogliere migliaia di di bruxellesi, di adozione e non, per portarli nel fantastico "paese del futuro".

In una quarantina di minuti siamo a Boom. Ad accoglierci c'erano tanta birra, ancora birra e hamburger…cotti nella birra! Ma adesso arriva il bello: al momento di entrare nel vero villaggio di Tomorrowlnd, fatto di ponti costruiti sull’acqua, palchi altissimi e piste da ballo infinite, io, confermo/assicuro/testimonio/ammetto di non aver fatto neanche un minuto di fila. Così come non ho dovuto sottostare a interminabili attese per entrare, lo stesso è stato per posare le giacche negli armadietti, per bere spritz nella torre Aperol, per abbuffarmi di patatine e per tutti bicchieri di birra della giornata e, rullo di tamburi, per andare in bagno (udite udite niente bagni chimici, only real sciacquoni che fanno tanto festival di lusso): applausi infiniti per organizzatori e staff. Un villaggio costruito apposta per accogliere migliaia di persone proveniente da tutto il mondo permettendo a ognuno di godersi al massimo questa esperienza unica (o forse ripetibile): un festival magico.

DANCEFLOOR INFINITO – All’entrata, una mongolfiera posta al centro del bivio per raggiungere le diverse sale. Ponti, Scalinate Passerelle. Un frastuono di luci e colori riflessi negli specchi d’acqua. Ben 16 palchi con swicth di deejay ogni paio d'ore, per 12 ore consecutive: per alcuni un sogno, per altri potrebbe sembrare un incubo. Non solo tecno, ma anche musica minimal, pop e house. Una sola regola: ballare fino a non sentire più le ginocchia. E, a quel punto, continuare ancora più forte. Il “Main Stage” aveva le dimensioni di uno stadio. Il palco rialzato era circondato da distese di erba e arricchito da scenografie intercambiabili, luci, ballerini e acrobati. Un vero spettacolo a 360° grazie alla cura dei dettagli

PACE E AMORE - Tomorrowland non è solo un festival di musica, è una manifestazione che promuove la pace tra i popoli. Idealmente, una fusione di culture. Nel concreto, un collage di bandiere. La mia preferita? Quella dell’Unione europea! Ammetto di essere stata felice e divertita nel vedere qualche bandiera italiana sparsa qua e là, ma la vera sorpresa è stata una ragazza avvolta in un manto blu illuminato da 12 stelline: come potevo non averci pensato?!? Abbraccio e foto erano d’obbligo, a costo di fare la figura dell’eurocrate. Inutile dire che si trattava di una piccola-grande stagista!

“Sto diventando grande lo sai che non mi va”, per questo mi concedo ancora una stagione, dicono l’inverno sia portatore di #austerità.

Ci tengo a precisare che io nel 1985 non ero ancora nata e il Belgio non aveva ancora avuto l’onore di conoscere Tomorrowland, quindi comprendo il disappunto stagionale del duo elettropop.

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