Strade PERcorse

20 Dicembre Dic 2014 2210 20 dicembre 2014

Perché lo fai?

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Spesso ai runner domandano: perché lo fai? Certo, ognuno ha la sua risposta più o meno valida e convincente, ma osservando chi mi incrocia per pochi istanti o stando in scia per diversi minuti a colleghi e colleghe, sono arrivato a individuare quattro categorie.

IL SALUTISTA
Ci sono quelli che hanno deciso di andare a correre per dimagrire e quindi iniziano con promesse che non possono mantenere: allenarsi tutti i giorni. La realtà è che crollano quasi tutti miseramente dopo poche settimane.
La verità è che con la corsa non si dimagrisce. Correre è un gesto meccanico dove dovete trasferire il corpo A dal punto X al punto Y portando a spasso diverse decine di chili. Per chi è in sovrappeso correre è una sofferenza inaudita oltre che pericoloso per caviglie e ginocchia. E' come se un nuotatore si tuffasse in piscina vestito.
Quindi bisogna procedere per gradi: prima di tutto bisogna mettersi a dieta, possibilmente su indicazione di un dietologo, e poi, dopo aver perso i chili in eccesso, si può andare a correre. In questo modo, forse, non mollerete dopo mezza stagione.

POSH
Il genere posh o fighetto corre al parco perché è di moda. Di solito è un fenomeno che sboccia come le margherite a primavera. Spesso sono in coppia e l'andatura di crociera è molto rilassata, un po' come fare una vasca in centro. Il passo è molleggiato in stile footing anni 80 a Central park.
Il punto forte del posch è il look. Andare a correre al parco è solo una scusa per acquistare tutti gli abiti e accessori all'ultima moda. Quindi scarpe supercolorate per la sicurezza di essere notati a chilometri di distanza. Al polso, al braccio e alla gamba hanno dispositivi tecnologici e Gps che i navy seals che hanno stanato Bin Laden se li sognano. Infine le cuffie per la musica, rigorosamente di dimensioni extra extra large, praticamente due casse appese alle orecchie in stile amichetto del protagonista di ET (minuto 2,02).

LO STAGIONATO
Di solito sono persone che non hanno la minima intenzione di andare a correre, ma qualcuno gliel'ha imposto. Questi runner non si identificano con l'età anagrafica, ma dall'abbigliamento. Siccome non amano correre non vogliono spendere un euro per l'attrezzatura tecnica sperando che sia solo una breve parentesi della loro vita e sfoggiano delle mise stile abbigliamento Filini per il gioco del tennis.
Riadattata alla corsa l'effetto finale è più o meno così: scarpa da ginnastica bianca con suola rigorosamente bassa e lisa, pantalone della tuta lungo molto abbondante con elastico alla caviglia e imperdonabile effetto Aladdin, ma senza tappeto magico. Asciugamano attorno al collo, felpa con cappuccio infilata nei pantaloni che rievoca l'intramontabile Rocky con l'unica differenza che lo 'stallone italiano' se lo poteva permettere.

IL RUNNER
A differenza delle tipologie di corridori citate sopra per assurdo il vero runner non sa perché lo fa, sa solo che non ne può farne a meno. E' un gesto puramente egoistico dove si raggiunge il piacere passando per la strada della fatica.
Molti sono riusciti a mettere al servizio dei più deboli questa passione, o febbre. Ad esempio i Podisti da Marte che corrono sempre per una buona causa, o i runner dell'Abbraccio che sostengono i bambini in difficolta. Ce ne sono molte altre, ma cito queste perché li ho visti all'opera, è gente seria.
Insomma, runner si nasce e puoi scoprirlo anche in età adulta. Il bello della corsa è che non è mai troppo tardi. In questo senso la storia di Marco Olmo è molto bella. Ha iniziato a 27 anni 'quando gli altri smettevano', dice lui ed è arrivato a toccare il tetto del mondo. Chi corre da tanti anni si è evoluto nello stile e ha imparato a conoscersi meglio. Può capitare di fare lunghi digiuni, ma è un appetito che torna sempre.

Nella corsa alla fine poco importa il risultato, quello che conta è scendere in strada e andare.