Supercivic

8 Marzo Mar 2013 1559 08 marzo 2013

Harlem Shake codifica la rivolta

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Harlem Shake: secondo tormentone globale dopo Gangnam Style. Come per il precedente, il pezzo diventa subito virale, ma tolta la trivialità, comincia a farsi più chiaro un monito: con due note e due passi, si può creare un vero e proprio movimento. Altro che comizi o concertoni, è cambiata la comunicazione di massa. Finiti i videoclip, i montaggi di ogni tipo, conta la partecipazione alla cosa pubblica.

Con questi manifesti della demenza, irrompe infatti un’attitudine sociale istantanea, quella del secolo, arcionata da Grillo e ancora senza un nome ma che ha le sue regole innate, assimilate e omologate attraverso tre ricorrenze: l’irruzione, l’interpretazione e la condivisione. Con l’alibi della hit commerciale, scatta in realtà il segnale della protesta.

Così, assurde coreografie vengono liberamente replicate in tutto il mondo con la stessa enfasi di comunione. Persino intellettuali e vip si prestano al gioco, e più seri sono, più il contrasto funge, al diavolo il bon ton. Libero sfogo quindi all'immaginazione, al momento la fantasia collettiva è di dissacrare gli apparati.

Questo fenomeno va al di là della sciocchezza apparente, si preme il tasto dell'automatismo social: una musica che, solo attraverso il ritmo, meglio di qualunque slogan, ordina parate di eserciti spontanei. Al riparo delle dottrine, e per ora ancora in chiave ludica, cova una crescente predisposizione popolare alla rivolta. A ricordarcelo nell’Harlem shake è il remix di una parola d’ordine quasi incomprensibile “Con los terroristas!”, esclamato fascinosamente con la calata latino-americana. Ma ognuno capisce quello che vuole.

L’Harlem shake non si fa per spettacolo, l’uso pubblicitario è irrilevante. Lo spirito generale è disinteressato, tant’è che potrebbe celare uno strumento di propaganda antisistema. Può succedere ovunque, come un flash mob si tratta di fare un blitz possibilmente in un luogo pubblico, in un contesto adibito, altamente istituzionalizzato. Infatti si riportano casi di Harlem shake soprattutto nelle scuole dove i ragazzi sfidano quello che relativamente rappresenta l’autorità. Una sola costante: travestimento e parodia, per raccontare la politica internazionale.

L’evento ha la funzione esorcizzante dei carnevali, delle feste in maschera, si improvvisa inscenando situazioni ispirate all’attualità, e più grave è meglio è. Non a caso l’islamista è la caricatura più amata, figura già sdrammatizzata nel Dittatore di Sacha Baron Cohen e prima ancora in Four Lions di Chris Morris. Infatti le repliche in Tunisia e in Egitto sono vere armi politiche. Lì l’Harlem shake, dalla scuola all’università alla piazza, è arrivato ad offuscare i ministri. Una bomba per i paesi dove i governi sono stati delegittimati, chissà che succederebbe in Italia se Grillo si mettesse a strumentalizzarlo.

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