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18 Marzo Mar 2013 1320 18 marzo 2013

Grasso-Boldrini: jolly o sgambetto?

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La sorpresa dell’elezione di Boldrini e Grasso alle presidenze di Camera e Senato inaugura il ritorno della politica dopo mesi di confusione. Politica però nel senso di manovre per governare. Bersani accetta all’ultima ora la tattica proposta da Ferrara di Sel di aprire a sinistra con due figure di chiaro valore sociale, piuttosto che continuare sulla strada dell’accondiscendenza alla finanza.

Due cittadini eccellenti dunque, di che impadronirsi delle retoriche di Monti e Grillo insieme: uno per la capacità di irragiamento istituzionale delle professioni di Grasso e Boldrini, e due per la perspicacia del battesimo politico. Prima lezione per i partiti: dove l’integrità civile è indiscutibile, il colpo riesce.

È stata però una sterzata improvvisata che non rispecchia un cambiamento di linea del PD. Nei prossimi giorni si tenterà di soddisfare altri princìpi del partito che ospita compromessi liberali. Se il Pd opterà per una conformità di sola rappresentazione, mettendo cioè in primo piano figure multi-task - capaci di attirare consensi opposti e soprattutto di corrompere la coesione delle nuove forze pensate a partire dal contributo di cittadini - ci sarà prima o poi una battuta d’arresto. La formula civica merita di essere elaborata e trasformata in una politica di governo, non basta averne accolto la risonanza.

Perciò l’esaltazione per il tatticismo di Bersani in realtà rispecchia tutto il conservatorismo insito anche nelle migliori volontà di cambiamento. È vero che l’effetto Boldrini-Grasso contrasta con l’immoralità spudorata della precedente politica, ma è un minimo. Quello che non si dice è che l’ermetismo di Grillo ha reso manifesto il cinismo della lotta per il potere. Il PD non ha rinunciato a certa lecita slealtà politica, dissimulata nella prassi delle consultazioni. In questi giorni di inizio legislatura, si è confermata la necessità di raffinare o a questo punto di discriminare l’esercizio di tatticismo politico fuori programma. La dichiarazione a priori della condotta politica dovrebbe essere un atto civico e di trasparenza esattamente quanto la dichiarazione redditi, su questo Grillo ha ragione. Così, politica non sarebbe più sinonimo di stratagemma.

Comunque, se la mossa del PD diventerà una comprensione autentica, storica, del momento, costringerà i partiti a lavorare all’integrazione amministrativa del nuovo motivo popolare, quello trasportato da Grillo e riadattato da Monti. Ma resta il fatto che solo Grillo tiene in pugno un programma di legislazione in tal senso, con obiettivi civici previamente spogliati da tendenze politiche. Il suo ordine di coerenza è quindi legittimo, ma ciò non toglie che dovrà trovare un altro modo di impermeabilizzare il suo movimento. Perché l’offensiva di Bersani (che è una appropriazione) è solo l’inizio di una vera assimilazione del grillismo dalla politica.

Per ora il PD ha soltanto dimostrato che un partito deve racchiudere figure civicamente immacolate. Ma quale partito rinuncerà come M5S alla suggestione istituzionale, pilastro della vecchia democrazia? Il problema di un partito onesto ora deve essere: come preservare la Costituzione quando l'accesso a comuni cittadini è stato legittimato dal gioco elettorale?

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