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9 Maggio Mag 2013 1502 09 maggio 2013

Come godersi la condanna a Berlusconi (lasciando l’impassibilità alle istituzioni)

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Prima condanna effettiva all’ex Premier che ancora tanto imbarazza l’Italia, figura inarrestabile, inamovibile tanto da doverci ancora fare i conti nel governo che doveva essere quello della rivolta, o per lo meno del riscatto civile dopo anni di corruzione. Sui social la sentenza a Berlusconi ha scatenato la fantasia di tutto il mondo, ma la speranza di vedere finalmente trionfare un po’ di giustizia viene subito ridimensionata.


Non si contano più gli assi nella manica di Berlusconi tra i tempi giuridici e le nomine politiche, ha le spalle coperte ovviamente. Santacroce primo presidente della Cassazione, Palma alla commissione Giustizia. Anche con la condanna a 5 anni di interdizione di pubblici uffici, nessuno può credere che cesserà la sua attività politica.


Inoltre Berlusconi può contare sulla discrezione di tutti, le testate rispettano la parola d’ordine di Napolitano: contegno. E infatti niente esultanza sulle prime pagine italiane stamattina. Un vero tabù, insomma, che ha ammutolito i politici di tutte le sponde, e ci mancava poco che imbavagliasse anche il dibattito pubblico che ultimamente risente molto della triste fusione PD-PDL nel governo Letta.


All’estero invece libero sfogo al senso della rivincita che accompagna normalmente un successo giudiziario, figuriamoci di questo calibro. Giustizia non vendetta, cioè un residuo civile, elaborato, della barbarie e che appunto ci preserva dalla pulsione collettiva macabra di Piazzale Loreto, come l’ostia ha sostituito i sacrifici.


Perciò oggi un minimo di soddisfazione è legittimo in un momento in cui la coalizione non può lasciarci indifferenti, l’oblio sarebbe come persistere nella complicità. Reagire: almeno all’opinione è rimasta questa funzione. A questo invitava quel sussulto di scrupolo (poco credibile, quasi ridicolo) del PD nell’elezione di Palma ieri.


Dunque non possiamo perdere di vista la strada politica che apre questa sentenza. Con il processo Mediaset, l’Italia raggiunge la giusta criticità sul fronte della lotta globale all’evasione, lanciata dall’Offshore Leaks (il referente in Italia è L’Espresso) il mese scorso e infine ricollegato all’amministrazione Obama II ormai all’attacco.


Insomma, per dirla tutta, la colpevolezza di Berlusconi è cronaca non affare di Stato, l’evasione fiscale sì che è il vero nemico, il fattore principale - o la soluzione - della penuria delle casse pubbliche. La somma quindi che Berlusconi dovrà restituire (10 milioni) è simbolica più che consistente ma sarà determinante per sensibilizzare sull’argomento evasione fiscale. I fondi neri per ora rimangono intoccabili ma l’offensiva all’evasione è ufficialmente aperta e finalmente, con la condanna a Berlusconi, anche in Italia - dopo la Francia con il caso Cahuzac (ex ministro di Hollande).


L’operazione dovrebbe riuscire ad affievolire in Europa la pressione del fronte dell’austerity sui contribuenti per non sembrare di penalizzare i ricchi (e soprattutto quello che rappresentano di Pil). Il ricatto dei grandi imprenditori e dei grandi investitori ha vita breve, come ha dimostrato il recente ripensamento di Arnault, magnate del lusso in Francia (dopo la minaccia del cambio di nazionalità). Da lì a poco bisogna aspettarsi una nuova politica di tassazione come promette la sospensione dell’Imu, certo ancora molto lontana da un concetto sociale vero e proprio.


Intanto possiamo notare che Berlusconi, in quanto padrone di un impero finanziario ma soprattutto in quanto prodotto di un estremo lassismo politico nei confronti del potere economico, finisce per diventare la cavia locale di un test progressista globale sul vecchio sistema liberale ormai incancrenito. Se non è una persecuzione, è il rovescio scontato di ogni iper-rappresentazione.

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