Supercivic

14 Maggio Mag 2013 1522 14 maggio 2013

Una Giustizia indipendente. E incolta.

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Ieri, rilevando la gaffe della Boccassini, non mi sono indignata perché sono Tunisina o perché la requisitoria si stava facendo distrattamente razzista, ma per il livello culturale di un magistrato di Milano. Mi è balzata subito un’incompatibilità tra incarico e linguaggio: come mai in una delle massime istituzioni a tutela dello Stato e della Nazione capita un PM che si esprime così?

Il livello espressivo della Boccassini è stato paragonato a quello di Di Pietro. Detto ciò, qualcuno crede ancora che il linguaggio nulla toglie alle competenze. Va bene che il Processo Ruby basato soprattutto su intercettazioni prevede ahimè cadute di stile per solo dovere di citazione, ma un magistrato dovrebbe avere la preparazione sufficiente per alzare l’asticella del discorso. Questo si fa in un tribunale come in un Parlamento, si discorre, è un esercizio prettamente verbale e proviene da una antica tradizione oratoria. Non si può tirare in ballo tutti gli aggettivi di prostituta senza tentare qualche operazione dialettica. La Boccassini ha tutt’al più fatto leva sulla partecipazione emotiva con qualche punzecchiatura morale, quando – almeno per principio – basta confidare nel buon senso dei giudici. In altri paesi, arrivati a questo grado d’indecorosità, sarebbe sufficiente l’evidenza.

Al contrario di Berlusconi che si compiace nell’ostentazione, Strauss-Khan (pronto a candidarsi alle presidenziali francesi prima dello scandalo del Sofitel) si è mantenuto apparentemente insospettabile separando vita pubblica e vizi privati. Invece, dai suoi ministri alle sue televisioni, Berlusconi ha creato un impero della volgarità, è impossibile stendere un velo pietoso su una tale corruzione della vita pubblica.

Ma, fatto più grave, la mediatizzazione dei processi di Berlusconi non sta mostrando una Giustizia preparata a difendersi dall’indecenza culturale prima che morale dell’ex Presidente del Consiglio. È lecito dubitare dell’efficienza tecnica di un Diritto senza cultura. La scarsa argomentazione della Boccassini potrebbe anche non infierire sulla rilevanza dei fatti, ma di certo gli Italiani sono rimasti delusi da una voce che poteva essere calzante ora che, per via delle Larghe Intese, è calato un tabù. Questa requisitoria mandata in streaming poteva illuminare (e convincere chi ancora non lo è) sull’anomalia di Berlusconi nel panorama della ricostruzione.

Oltretutto i capi d’accusa sono doppiamente imbarazzanti perché l’imputato ha a suo carico ben altre colpe, oltre il prossenetismo. Ma per via delle incapacità politiche e del lassismo dell’opposizione in passato, dobbiamo oggi accontentarci di questi capi d’accusa quasi fuorvianti rispetto all’entità delle colpe nazionali del leader PDL. Colpe che però i massimi rappresentanti dello Stato concordano di non demonizzare, colpe che devono comunque essere combattute sul fronte politico, con il giusto distacco – quel tocco istituzionale che è mancato nell’arringa della Boccassini.

Insomma l’imparzialità istituzionale non s’indigna di fronte all’inadeguatezza di un Pubblico Magistrato, non si preoccupa delle ripercussioni internazionali di un processo di tale risonanza, e quindi l’arretratezza di una delle massime istituzioni democratiche non scalfisce la Repubblica italiana. Ma da quando la Giustizia si deve espletare senza cultura?

I riferimenti culturali della Boccassini sono uno schiaffo. Purtroppo anche così si misura l’incidenza del governo Berlusconi sulla società italiana. La regressione intellettuale è una realtà fin dentro le istituzioni, dove certo non mancano i meriti, ma dove la cultura è un’arma, un baluardo, non un’opzione. L’assenza di cultura nella società italiana è già un dato allarmante, ma l’assenza di cultura nelle istituzioni e per lo più nella Giustizia, dove cioè tecnicamente non possono mancare le eccellenze, è sintomo di un abbandono statale, dettato dalla crisi, dai tagli e dalla preminenza della politica economica.

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