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4 Luglio Lug 2013 1559 04 luglio 2013

Egitto: Golpe? Forse, ma Tahrir approva

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Adly Mansour (in mezzo) giura di fronte alla Corte Suprema egiziana



Svolta in Egitto con il golpe applaudito da Tahrir ieri. Pur di sbarazzarsi della Fratellanza, il popolo della protesta è pronto a rimettersi nelle mani dell’esercito. La piazza non bada agli avvertimenti di Obama, stranamente più preoccupato dal revival di un regime militare che dalla furiosa chiamata alla Jihad di Morsi, la notte prima della sua destituzione. Prima del discorso del Generale Al-Sissi ieri sera, che ha confermato la fine del governo Morsi, la folla era già festante da 48 ore, cioè dall’annuncio dell’ultimatum. Il bel quadretto anti-Morsi ha voluto essere nonostante tutto rassicurante: con, sedute fianco a fianco, le due eminenze religiose copta e sunnita, oltre a El Baradei, figura dell’opposizione laica ufficiale, ormai quasi desueta nei principi.

Stamattina la cerimonia di giuramento del nuovo Presidente Adly Mansour si è svolta alla Corte Suprema al Cairo. Stretto dai suoi colleghi giudici in toga nonché sbarbati, Mansour (in cravatta) ha pronunciato un discorso di ringraziamento rivolto principalmente ai manifestanti, cercando di sottolineare il carattere civile di questa malvista manovra politica. Mentre fuori sfrecciavano nel cielo le tricolori egiziane, gli ufficiali dell’esercito presenti in sala - ma prudentemente piazzati in fondo - sono stati lungamente applauditi solo alla fine del discorso, molto serio e conciso come lo esige il rango.

Ricapitolando: l’alleanza di transizione si presenta come garante di una sorta di pluralismo (con la separazione intanto dei poteri militare e giuridico) con una netta priorità della giustizia sopra la retorica democratica-elettorale che era diventata sotto Morsi un pericoloso alibi, utile solo a legittimare ogni benedetta mossa islamista. Questa riconsacrazione del potere giudiziario quindi dovrebbe assicurare un azzeramento della Costituzione ritoccata a piacere dagli islamisti nell’arco di soli due anni. La stesura di una nuova Costituzione dovrebbe essere il compito fondamentale del governo Mansour oltre all'indizione di nuove elezioni.

Adly Mansour resta comunque un musulmano, non c’è da sperare in una rivoluzione in tal senso. Basta dare un’occhiata all’account della figlia, su twitter, che porta il velo, oltre alle pronte congratulazioni del nuovo Emiro del Qatar, mecca del liberalismo islamico. Meno ammissibili quelle di Assad dalla Siria, benché sia ormai terra di jihad sfrenata.

La Tunisia, che riceve oggi il Presidente francese Hollande, risponde invece adottando il modello del movimento di resistenza "Tamarrod" che fa tanto digrignare i denti del partito islamico Ennahda. Alla conferenza stampa congiunta con Hollande, il Presidente tunisino Marzouki respinge ogni eventualità di una replica in Tunisia del copione egiziano, salutando tra le righe (come fa d'altronde l'Europa intimorita da Occupy Gezi) Erdogan, simbolo della sconfitta del giogo militare.

La confusione è alta nel mondo arabo, ora che la politica islamica conosce la sua prima crisi organica con la caduta di Morsi. Ma il Corano resta il sommo riferimento culturale, per tutti, scandito in ogni evenienza, persino oggi durante la prova microfono alla Corte Suprema, prima dell’intervento di Mansour.

Senza laicità sarà sempre più difficile prevenire la radicalizzazione religiosa che si mescola con le speranze economiche. La piazza moltiplica le azioni civili (come il corridoio per le donne a Tahrir) per allontanare la strumentalizzazione religiosa, ma questo non basta a far sì che il popolo arabo rinunci al sentimento identitario, al senso di appartenenza ricavato dal conservatorismo musulmano.

L’università Al-Azhar non può posizionarsi nelle coscienze come istituzione islamica universale, non è più il Sapere a trascinare la protesta. L’unica ragione che ha l’islam di sussistere nella mondializzazione è il suo carattere alternativo alla cultura occidentale che il commercio e la diplomazia internazionali dovrebbero, secondo gli islamisti, fingere di ignorare.

Perciò, dopo gli arresti formali ieri dello staff di Morsi insieme ai membri dei Fratelli Musulmani, la Presidenza ha dovuto pubblicare un comunicato oggi per rettificare il tiro e dichiarare che nessuna parte sarà esclusa dal governo di transizione. Intanto, gli studi tv pro-Morsi - compresa Al Jazeera - sono stati temporaneamente chiusi dall’esercito aumentando l’allarmismo della comunità internazionale che non nasconde più un tacito consenso agli islamisti. I media americani infatti contestano apertamente il golpe dopo i messaggi confusi di Obama negli ultimi giorni. Forti di questa retorica quindi, molti pro-Morsi si sono già riversati per strada in varie località egiziane. Per gli Americani, la gioia liberatoria di Tahrir conta meno degli investimenti nell’Islam moderato.

Tahrir esulta all'annuncio della destituzione di Morsi - Il Cairo

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