Supercivic

18 Luglio Lug 2013 1901 18 luglio 2013

Inshalabayeva

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È notevole in Italia la paura del cambiamento. Si è guardato a Grillo come ad un’epidemia di peste pur se, d'altra parte, a malapena si riusciva a riacquisire il senso dell'indignazione per le oscenità berlusconiane. Ora che i Grillini sono in Parlamento si teme, ancor più della loro inesperienza, un ribaltamento del sistema.

Dal caso Shalabayeva, gli editoriali di Ezio Mauro sono diventati set d’indagini alla Blu Notte (storica trasmissione di Lucarelli): siamo arrivati al punto che la malafede politica costringe un direttore di giornale ad improvvisarsi criminologo. Comunque, con la forza di deduzione e una profonda conoscenza delle amministrazioni, e soprattutto con la volontà di chi infine si auto-mobilita per una causa, Ezio Mauro tenta una ricostruzione dell’operazione di polizia più imbarazzante dal G8.

Questo significa penetrare indifferentemente nella psicologia di capi e subalterni, partendo dai reparti della polizia fino ai Ministeri relativi, ma significa soprattutto predisporre giustificazioni istruttive che però i ministri responsabili non hanno nemmeno contemplato.


Perciò i suggerimenti de “La Repubblica” alla classe politica, al di là dell’appello alle dimissioni, sono un apprezzabile auspicio al buon senso ma è fin troppo pedagogico nei confronti di un governo malato.

Sorprende per di più che Ezio Mauro non alludi mai al ruolo dell’opposizione (perché checché se ne dica in Italia un'opposizione c'è) nella vicenda kazaka, l’opposizione che non è il PD (e non lo è mai stato) ma in questo caso il M5S che, appoggiato da Sel, ha il merito di aver presentato la mozione di sfiducia che sarà votata domani – ormai senza molte aspettative.

Capisco la frustrazione di vedere il proprio partito disfarsi e andare dritto alla rovina, ma Ezio Mauro ha omesso un dettaglio: ovvero la mozione voluta dal M5S, lì per lí apparentemente scontata e oggi, dopo il niet di Letta e Napolitano, diventata solo una formalità ma che spicca nonostante tutto in questo scenario di squallidi equilibri e salvataggi.


All’intellighenzia di sinistra quindi è mancato quel senso autentico di mobilitazione che in questo caso doveva come minimo concretizzarsi in una chiara indicazione, da parte delle testate indignate, della mozione di domani. Bastava promuoverla come piccola ma unica occasione di dissenso, sfiduciando – se non altro – il responsabile politico di questa operazione, Alfano.

Non solo la sinistra, anche Grillo ha perso la sua verve mobilitatrice da quando ha dei deputati. Il caso Shalabayeva era da scendere in strada e riprendersi la piazza, non tanto per l’ennesimo affondo morale dell’Italia bensì per l’evidente incapacità e inconcludenza del nostro insostenibile governo misto. Il motore della protesta, questa è la funzione fondamentale che Grillo ha trascurato da quando i suoi sono impegnati sul fronte parlamentare. Lo stesso motore che a Tahrir ha portato alla destituzione di Morsi e e degli islamisti.  

Le istituzioni, i gruppi ora al potere sono bloccati sull’unico rimedio conosciuto, quello amministrativo, delle rotazioni, dei piccoli spostamenti, delle iniezioni finanziarie per tappare un po’ qua, riattivare là. All’Italia ormai serve fare una dichiarazione di fallimento a se stessa, senza consegnarsi nelle mani di strutture sovranazionali, senza seguire il piano prestabilito di emergenza europeo, come stiamo facendo da Monti a Letta tra l’incudine e il martello.

Napolitano si accanisce sulla facciata, è bloccato su logiche rappresentative, cerca di facilitare la procedura di ricostruzione, punta (come la Merkel con Renzi) al dopo, vietando rigidamente il confronto politico come se questo oggi fosse il succo della vergogna italiana. Per tutti il governo Letta è tempo guadagnato, tempo che serve a meditare e concepire il post-berlusconismo. Ma all’Italia serve il non-berlusconismo, e come la Germania con il nazismo, il paese deve poter fare i conti con il suo tarlo o dovrà trascinarsi ancora a lungo l’angoscia del vuoto.

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