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2 Agosto Ago 2013 1450 02 agosto 2013

Tunisi: Bardo dà il cambio a Tahrir

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Piazza del Bardo ieri - Tunisi



SIT-IN A TUNISI - Bardo non demorde, la piazza di Tunisi torna a riempirsi ogni sera dopo l’Iftar (il dopodigiuno) in un clima festoso e fiducioso. Donne che portano pasti sontuosi, associazioni che forniscono il wifi e perfino tecnici che montano un palco dove si alternano personalità e claque anti-governo. Ieri sera vi son salite le vedove di Belaid e Brahmi, preparatissime, con un discorso che ha commosso la folla e forse imbarazzato le figure forti dell’opposizione. Si è ironizzato molto sul divario tra questi nuovi volti del femminismo arabo e quelle navigate come la Ben Sedrine dichiaratasi poi pro-governo in televisione.

FREE AMINA - Molto discussa anche la liberazione repentina di Amina, accolta dal suo comitato di difesa davanti alla prigione di Msaken ieri pomeriggio. I più "freddolosi" temono che la sua presenza radicalizzi la fronda anti-governo. Tipico di una società che non assume pienamente la laicità, un po’ per intimidazione e un po’ per conformismo. L'endorsement di Amina potrebbe essere percepito come una provocazione dal gruppo islamista trasportato con i pullman di Ennahda al Bardo, ma la protesta per fortuna ignora completamente queste speculazioni. Sarebbe anzi magnifico poter vedere Amina, stasera, accolta con orgoglio dal popolo libero del Bardo.

TERRORISMO - In politica, continuano i negoziati con il governo ora occupato dalla vicenda del Chaambi. Il monte (nonché parco nazionale) vicino a Kasserine è da tre giorni diventato scena di battaglia contro i terroristi, accampati nella macchia finora senza troppi problemi. L’esercito algerino ha prestato man forte al più modesto commando tunisino setacciando tutta la zona e, purtroppo, incendiando e danneggiando il territorio che è terra di pastori e zona di vita agricola. Una guerra con i mezzi a disposizione dunque, grezza e devastante al punto di desiderare la tecnologia sleale dei drone.

Incendio sul Monte Chaambi - Tunisia



ESERCITO - In mancanza di mezzi invece, per sconfiggere il terrorismo, serve una collaborazione fitta tra governo e militari. Proprio quello che manca in Tunisia dove la corruzione e il business della Jihad hanno fatto penetrare elementi pericolosi in tutto il paese - non solo al Sud - e anche nell’amministrazione. Molti sono conosciuti, come quelli arrestati tra ieri e oggi nelle moschee dei quartieri caldi. Ma le retate della polizia non bastano più, è necessario uno smantellamento cominciando dall’alto, a difetto di seri interventi politici su un’organizzazione pur sempre internazionale.

NUOVO GOVERNO - I nobili discorsi sulla legittimità elettorale non reggono nei paesi colpiti dai traffici islamisti, per questo esiste adesso l’alternativa dell’azzeramento promulgato da Tamarrod, i comandamenti rivoluzionari civili sui quali si basa l’opposizione (quando serve). Per quanto la situazione sembri vantaggiare i quadri dell’ex-regime, i cittadini sono pronti a correre il rischio.

ULTIMATUM - Il Sindacato Ugtt, dopo una settimana di dialogo, ha lanciato stamattina un ultimatum contro il partito Ennahda. Ma il Sindacato tunisino rappresentato da Hammami non fa certo predire la stessa efficacia di quello egiziano garantito dall’esercito di Al-Sissi.

Tuttavia con due omicidi, una Femen e dei terroristi ce n’è abbastanza per rivendicare, anche in Tunisia, un piccolo cambiamento.

Amina fuori dalla prigione - Tunisia

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