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3 Ottobre Ott 2013 1505 03 ottobre 2013

La fine tanto ambita di Berlusconi ma senza un vero avversario

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Letta e Alfano al Senato



A cosa è servita questa ennesima crisi di governo?

FIDUCIA - Per Ezio Mauro il voto di fiducia al Senato ieri è motivo oggi di rinnovata sicurezza e, con la stessa trionfante ironia di Letta ieri alla capitolazione di Berlusconi, il direttore di "La Repubblica" ha concluso che lo scontro continuo con le istituzioni, se è vero che a lungo andare arriva a deformarle, non può vincere. È ora, allora, di tirare le somme delle alterazioni causate da Berlusconi, degli effetti sulle istituzioni non solo italiane, sul sistema politico in generale, sulla democrazia.

DISCREDITO - L’Italia ha attraversato il peggio, anzi, a sentire la stampa estera sempre tra disprezzo e fascinazione, Berlusconi è stato la peste della cultura occidentale. Perché Berlusconi nonostante la sua volgarità, nonostante la sua disonestà e il suo accanimento, ha governato un paese, pesato sulle decisioni internazionali, nonostante tutto l’imbarazzo (affettato quanto inconcludente) dei suoi omologhi europei.

RIVINCITA SFASATA - E contro Berlusconi la sinistra non aveva che il vanto della moralità tra l’altro mai sfociata in un rimedio politico, l’unico antidoto plausibile che Napolitano sperava di veder sorgere nel campo solo politico prima dell’incudine giudiziaria. Finalmente è stata la scissione del PDL a riportare l’indebolimento di Berlusconi alla sfera politica.

STRATEGIA - Già, la maggioranza di ieri come ha detto Letta non è ancora politica, e quindi non può essere una soddisfazione. L’amarezza di Napolitano, il suo grande rimpianto, prende tutto il suo senso sotto il governo Letta, il governo dei ponti levatoi e delle fortezze, della difensiva cioè medievale. Si corre ai ripari dell’Unione Europea, come aveva fatto Monti per sorvolare l’incongruenza Berlusconi in tempi di terzietà. Ma ora sarebbe onesto ammettere che mettendo la mediocrità del dibattito politico interno in sordina, si tace anche sull’incapacità di replica e di strategia contro Berlusconi. In tutti questi anni di devianze e pratiche illegali non è venuta fuori una sola contromossa geniale per squalificare Berlusconi. Non solo l’Italia, è l’Europa ad essere screditata per aver saputo solo aggirare, frenare o tutt’al più contenere il ciclone Berlusconi, quando andava culturalmente sconfitto.

ISTITUZIONI - Quindi lo “scontro continuo contro ogni logica”, ovvero - voleva dire Mauro - straordinariamente contro l’interesse nazionale, ha logorato la solennità dei protocolli, ha consumato la cornice formale dello Stato dove una volta ogni decisione ricavava gravità, complessità, e dove invece si è intrufolato Grillo con il suo movimento, quell’altro sasso nella scarpa del moderatismo. Il moderatismo delle Larghe Intese (più o meno dichiarate da vent’anni) è fondato sullo snobismo, cioè sulla moralità di principio, sulla suggestione e non sui valori lì per lì riconosciuti ed integrati dalla società. Il senso morale di una società non può reggere sulla rappresentatività, deve essere elaborato e assimilato come cultura, quel reparto dove hanno smesso di convergere i fondi e anche la riflessione.

POLITICA - Se dunque è vero che Grillo è un pericolo, se è dilettantismo dove già c’erano furbi e raccomandati, la politica deve saper rispondervi politicamente, non basta sentenziare con sufficienza. I cittadini vogliono una democrazia diretta pur sempre competente, con discussioni adeguate, con disegni politici di eccellenza. L’eccellenza intrinseca, né superiore né prosaica.

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