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25 Ottobre Ott 2013 1335 25 ottobre 2013

Datagate: lo spionaggio come investimento di punta

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Una volta era affare da dittature arabe: somme mirabolanti spese per la sorveglianza nazionale e grandi aziende europee pronte a fornire software e macchine ai regimi crudeli che l’Occidente avrebbe poi combattuto. Ora in confronto al Datagate sembra preistoria. E con il senno di poi si capisce meglio il distacco internazionale da ciò che i governi francesi e italiani di Sarkozy e Berlusconi consideravano “questioni interne”, l’assenza di diritti umani non rendeva le transazioni commerciali multilaterali meno necessarie.

Lo scandalo NSA invece scuote la diplomazia fra alleati, e i governi francese e tedesco, che ancora cercano di collaudare lo spirito comunitario dell’Ue, puntano il dito sull’arroganza dell’America omettendo l’aspetto finanziario e strettamente commerciale dello spionaggio moderno. Inoltre il mondo del business si sente tradito ma in realtà non dice di essere semplicemente sorpassato.

La pratica dello spionaggio informatico è un mestiere ormai radicato, che va ben al di là del hackeraggio. Ha generato una burocrazia e coinvolto l’amministrazione in tutti i suoi reparti. I data di interesse economico e politico vanno a comporre dossier trattati diversamente in funzione del dipartimento. Il governo americano ha perciò investito nella sorveglianza come in un ramo di eccellenza, guidato soprattutto dalla competizione.

A difesa dell’America, l’illimitata accessibilità del web, se da una parte ha messo completamento a nudo la segretezza degli affari di Stato (e quindi degli affari tout court), non poteva non dare luogo a disposizioni preventive, per questioni evidenti di sicurezza. Almeno inizialmente.

Come sempre gli States reagiscono attivamente alle minacce nazionali e ne traggono vantaggi tecnici sul quale non conviene mai lesinare. Ne hanno avuto evidentemente anche la possibilità finanziaria al contrario delle grandi economie europee propugnatrici, nel frattempo, di austerity. In linguaggio liberal – il santo patrono dell’America – austerity è pari ad autolesionismo: controproducente. È quindi molto plausibile per esempio che in Francia il governo abbia penalizzato la ricerca per privilegiare il militarismo (Libia, Mali), e forse (come altri paesi europei) separando le due cose, ha finito per sclerotizzare il flusso dell’innovazione.

Ma per l’America è stato subito chiaro: il web è un settore di punta ed è giustamente diventato un’arma pari alla dissuasione nuclerare.

Ciò che è veramente in discussione oggi non è di stabilire limiti e frontiere nel mondo web, le pressioni europee sull’America non possono ragionevolmente mirare a delimitazioni territoriali nel web: non si può frammentare internet. In realtà la Merkel e Hollande cercano un modo di costringere l’America a dividere il servizio di punta ora rappresentato da Prism, magari guardando un po' al modello di cooperazione scientifica dell’ISS, la Stazione Spaziale Internazionale. Ecco perché insistono tanto sulla retorica dell’Alleanza.

I paesi europei dovranno quindi saper competere nel settore altamente scientifico dello spionaggio e sviluppare – prima di rivendicarlo – un primato esclusivo, catalizzando le abilità. L’indignazione ufficiale quanto al rispetto del gioco delle sovranità è una sterile ipocrisia, un assecondare l’opinione, quando in realtà la supremazia di una nazione si è sempre conquistata sulla base della competizione scientifica-tecnologica esattamente come all’epoca di Einstein e della radioattività.

Per quanto riguarda la deontologia fra paesi amici, se è vero che il Datagate rivela che è stata infranta, è ora che i governi sappiano riconoscere i limiti delle loro amministrazioni, della sicurezza e della segretezza, e inizino ad onorare gli uomini che hanno approntato questo nuovo terreno politico. Snowden, Manning e Assange, se non sono geni, sono la punta di diamante della nostra società dove la tecnica, a differenza dell’epoca degli attacchi nucleari, è sempre più un tutt’uno con l’etica. Che il mondo degli affari si adegui.

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