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28 Ottobre Ott 2013 1733 28 ottobre 2013

Datagate: l'Europa in ritardo sull'America

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Con il Datagate, mai è stata più palese la necessità di una sinistra operativa come tale, una sinistra decomplessata, di sinistra. Ma, a parte Rodotà nessuno, nemmeno questa volta, ha colto l’occasione per affermare il ruolo storico della sinistra: saper indicare, pianificare e applicare il riformismo quando è il momento.

Con il Datagate, la sinistra ha invece erroneamente raggiunto picchi di conservatorismo indignandosi per lo spionaggio e trascinando gran parte dell’opinione nella retorica della privacy. Per fortuna, Rodotà ne La Repubblica del 25 ottobre ha fatto un esposto consapevole dei rischi costituzionali che comporta l’abuso americano con il Prism, parlando dei nuovi diritti da conquistare alla luce di una tale tecnologia. Rodotà da ex Garante della Privacy ha infatti affrontato molto razionalmente la questione dei diritti all’epoca del web, accantonando l’irragionevole indignazione populista contro ciò che oggi è un dato di fatto, la sorveglianza internazionale.

Il Datagate rivela un intreccio esclusivo tra economia e politica, anzi tra tecnologia e politica che l'Europa sembra scoprire solo adesso. Questa lacuna è frutto di un'indifferenza nei confronti della e-economy. L'IGF (Internet Governance Forum) dove quest'anno Letta non ha mandato una delegazione italiana, ha rilevato un'egemonia sproporzionata degli sherpa americani del web per lo più vincolati (come molti siti Europei) da accordi con il governo US.

Per l'America l'opendata ha subito significato mescolare competizione e sicurezza. Per l'Europa la difesa a posteriori del proprio mercato finisce per coincidere con questioni non di business ma di diritto: la tutela della privacy. Questo significa che l'Europa non è attualmente in grado di competere con i mezzi americani e che deve far leva su questioni etiche piuttosto che competitive per riconquistare la propria sovranità.

A questo punto, è il compito della sinistra: scovare dove il potere supera di fatto (non sempre per nuocere) lo stato dei diritti e riformare. Anche in politica è importante stare al passo, tenere le leggi aggiornate. Sono infatti i diritti a doversi adattare al progresso, non certo la tecnologia a doversi preoccupare dei cambiamenti che impone. Indignarsi del potere che ha acquisito una tecnologia legittima la fronda dei conservatori che hanno interessi nella regressione. Purtroppo in termini politici, rivendicare privacy oggi equivale a limitare l’accessibilità pubblica del web, e perdere quindi dei diritti, non acquisirne. Perciò è molto importante guidare l’opinione perché non serva da focolaio all'involuzione come per la legge Hadopi sotto Sarkozy (da poco abolita dalla ministra Filipetti).

Rodotà ha eseguito senza troppi fronzoli un compito trascurato dalla sinistra italiana: ha ignorato la logica rappresentativa e mirato direttamente alle iniziative in termini legislativi. Un’attenzione civica alla quale Renzi non ha pensato tutto preso da un'egocentrica campagna elettorale.

Quello che più di gni cosa ci deve indignare è l’arretratezza in Europa delle nostre legislazioni, la mancanza di perspicacia delle nostre istituzioni in confronto ai progressi tecnologici su cui l’America ha invece investito tutto, perfino le sorti della politica internazionale.

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