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31 Ottobre Ott 2013 1440 31 ottobre 2013

Greenwald, dalla rete consigli per il nuovo sito

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NEW MEDIA - Non si tratta solo di un passaggio di potere tra vecchio e nuovo giornalismo, non si tratta di passarsi la staffetta. La questione affrontata dal New York Times da Greenwald e Keller arriva solo dopo un dibattito nato su Twitter, dopo e non prima che alcuni “osservatori occasionali” (non meglio identificati dalla stampa), da tanto in attesa di diritti e di riconoscimenti, denunciassero una disparità.

MICRO NEWS - La rivoluzione whistleblower, testimoni di segreti governativi o cacciatori di Data scottanti, non riguarda solo il giornalismo alla Wikileaks, che ha avuto il merito di mettersi alla disposizione di informatori coraggiosi, ma riguarda soprattutto il microgiornalismo, quello dell’autopubblicazione, dell’informazione che non ha bisogno di essere trattata e ritrasmessa, quel giornalismo ancora senza nome che spunta sulle tribune più accessibili dai social ai siti di news, quel giornalismo un po’ ingrato che oggi serve come pozzo senza fondo ad ogni categoria di giornalisti.

Per chi lo sa usare, Twitter è una fonte miracolosa: piovono informazioni di dominio pubblico e chi se ne ispira omette di citare le fonti. Quale giornalista negherebbe di non aver trovato spunti su Twitter oggi? Ma quanti i giornali e i giornalisti pronti a citare gratuitamente queste fonti regalate?

TWITTER - Certo da ieri qualcosa è cambiato: Twitter è diventato protagonista di molteplici palinsesti Tv, qualche tweet viene citato, promosso qualche utente popolare. Ma quello che resta non detto è quanto queste piattaforme web hanno superato effettivamente gli organi di stampa tradizionali e perché il blogging è insieme una scelta e un ripiego per chi oggi vuole fare giornalismo.

eBAY WEBSITE - Greenwald è stato momentaneamente promosso capofila dell’avanguardia, perché come ogni volta che un nuovo sito di News viene lanciato le aspettative sono tante. Su Greenwald converge la speranza di un cambiamento e, con la proposta non comune di Omidyar, Greenwald non mancherà di setacciare tutti i nuovi obiettivi del giornalismo per arricchire il suo sito. Ma il fortunato giornalista americano che deve molto a Snowden sta già compiendo degli errori fondamentali, forse per deformazione professionale.

FACT-CHECK - Greenwald è molto attento alla sua immagine professionale oltre a quella di paladino della verità. E questo rappresenta già un primo ostacolo. Nella transizione da giornalista tradizionale a giornalista d’avanguardia, Greenwald non compie la rottura necessaria al nuovo giornalismo. Dall’utile diatriba con Riotta, Greenwald ha al contrario rassicurato sulla sua professionalità e sul rispetto delle vecchie regole deontologiche. Insomma sul nuovo sito non ci sarà alcuna dissacrazione se non più libertà d’edizione. Il sito di Greenwald, giustamente, deve prima di ogni cosa prendere parte alla concorrenza.

Pierre Omidyar (eBay) e Arianna Huffington



OPENDATA - Ma il nuovo giornalismo non si ferma ad una maggiore disinvoltura riguardo ai data. Il giornalismo deve sposare delle regole nuove suggerite dal microblogging. Ovvero: rinunciare a qualsiasi gerarchia, rifiutare di fare differenze di statuti, di fare discriminazioni. Serve un sito parificatore come l’HuffingtonPost ma in cui pesi l’informazione non l’autorevolezza. La credibilità non può più essere un dato di fatto né la fama una quotazione. Il Data così com’è non pone solo un problema securitario ma giornalistico: qual è il valore di un’informazione spogliata dagli artifici mediatici? L’informazione grezza è la matrice dello share, è la sua natura informe e impersonale a prestarsi alla condivisione, alla propagazione.

Eppure Greenwald ieri ha annunciato con orgoglio la collaborazione di due noti giornalisti (che entrano nella squadra dell’attesissimo futuro sito) dimenticando che i whistleblower sono informatori per caso, mossi da uno spontaneo (forse generazionale) senso civico.

SOCIAL NEWS - L’occasione data a Greenwald gli viene dal mondo anonimo della socialità, dalla condivisione delle informazioni e dallo share. Il suo ruolo è di rendere ufficiale questo filone che tra poco non avrà più bisogno di mediazioni per affermarsi. Ecco perché non si può continuare ad ignorare l’enorme vantaggio della cultura partecipativa in atto sui social, della quantità di collegamenti ricavabili dal dilettantismo.

Perciò Glenn, almeno tu, segui i consigli della rete e dàlle l’importanza che merita.

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