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17 Novembre Nov 2013 1620 17 novembre 2013

Greenwald detentore universale dei Leaks di Snowden

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A pochi giorni dal lancio del sito di Greenwald e Omidyar, le polemiche si fanno più mirate.

E' stato infatti un pò affrettato focalizzare tutte le aspettative su ciò che sembrava ad Ottobre l’idea mediatica più significativa dopo Wikileaks. Perché dopo un mese dall’annuncio di Omidyar, e dopo un dibattito molto acceso su Twitter, Greenwald ha già frenato l’entusiasmo del web.

Una serie di tweet ha rivelato al pubblico il team della futura news venture provvisoriamente chiamata "NewCo" sul sito omidyargroup.com. Ecco per ora i nomi dei fortunati collaboratori: Eric Bates, Jeremy Scahill, Laura Poitras, Dan Froomkin, Liliana Segura, Murtaza Hussain, Ryan Devereaux, Andrew Jerell Jones, Micah F. Lee. Una lista che dà un’idea generale della futura linea editoriale.

Curricula autorevoli nel ramo dell’attivismo sociale e giovani più o meno indipendenti, dunque. Greenwald vanta molto questo doppio aspetto che mescola credibilità e indipendenza, è per il giornalista americano una garanzia di buon giornalismo e un buon compromesso tra novità e professionalità.

Alla fine, Greenwald non lo fa un passo verso i new media, non prende rischi troppo grandi. Anche per Greenwald la credibilità resta uno standard imprescindibile nonostante i leaks a cui deve il suo successo vengano ogni volta da una fonte alquanto imprevedibile.

Almeno il criterio di selezione è cosa appurata ora: siamo al solito gioco di rappresentatività e non c’è da aspettarsi grandi cambiamenti da questo punto di vista.

Ma per quanto riguarda la gestione dei leaks, c’è una novità - o una regressione, dipende come si percepisce la svolta di Wikileaks: Greenwald ha ribadito di essere il responsabile e il detentore dei documenti del NSA raccolti da Snowden.



Snowden - molto probabilmente anche tramite una procedura legale - ha incaricato Greenwald della chiamiamola responsabilità editoriale dei documenti del NSA. Questo significa che Greenwald (e i suoi collaboratori) decide arbitrariamente quali leaks sono più rilevanti per l’interesse pubblico.

Non solo. Qualcosa è in effetti cambiato dalla procedura di Wikileaks a quella più cauta di Greenwald, qualcosa di fondamentale: non si parla più di pubblicazione dei leaks originali. Tutta la genialità di Wikileaks stava nell’opendata: il pubblico deve poter teoricamente verificare la veridicità da solo (anche se in realtà serve un lavoro esperto di delucidazione fra la montagna di dati).

Sicché non c’è dubbio che l’accessibilità dei Leaks mette a repentaglio l’incolumità giuridica dei giornalisti coinvolti, ma la rivoluzione sta tutta nell’accesso libero ai dati originali.

Allora perché i leaks di Snowden non sono available in libero accesso?

Niente in contrario al trattamento oculato di professionisti, se al pubblico è concessa la libera consultazione delle fonti. Oppure bisogna ammettere che dall'invenzione di Wikileaks si sta facendo un passo indietro, e rinunciare all'epiteto "innovativo".

Ultimamente, Greenwald si fa forte dell’antagonismo dei conservatori e, perché paga personalmente il prezzo di una persecuzione governativa, si sente il paladino dei diritti civili. Ma i leaks sono leaks, cioè informazioni che per definizione non sono più segrete.

A Snowden sembra bastare questo transfert dei leaksdal potere alla stampa, finora no comment da Mosca. Ma il patto di Wikileaks con il pubblico era più diretto: l’intermediazione della stampa doveva essere complementare alla pubblicazione, invece oggi con l’accordo privato tra Snowden e Greenwald la pubblicazione degli originali, l’atto cioè di trasparenza, è un optional. Dobbiamo insomma fidarci sulla parola di Greenwald, dei giornalisti. Ma l’approvazione del pubblico oggi si conquista sulla base non dell'affidabilità ma dell'accessibilità, è la regola del (due volte) new new media.

Capiamo la sensibilità della posizione di Greenwald e degli altri giornalisti che hanno accesso ai files di Snowden, ma la condizione del data-giornalismo è di rompere radicalmente con la legge che lo vieta.

Forse al contrario di Assange e dei volontari di Wikileaks, Greenwald non è pronto per il mondo della condivisione e della partecipazione.

La trasparenza è sì un rischio totale ma agli occhi del pubblico resta l’unica credibilità che vale.

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