Superkeko1982

5 Luglio Lug 2014 1624 05 luglio 2014

Forza Italia tra debiti, Ruby e Dudù

  • ...

E dopo Berlusconi? È questa la domanda che in molti si sono fatti in questi ultimi vent'anni quando si parlava del futuro del centrodestra. I più rispondevano che ci sarebbe stato il nulla, altri intravedevano lo scoppio di una lotta fratricida tra i suoi possibili eredi. Altri ancora pensavano che al momento giusto l'erede si sarebbe trovato in famiglia oppure si sarebbe magicamente palesato da solo. Ora alcuni credono che questo sia avvenuto ma nel versante politico avverso e cioè che l'erede naturale di Silvio Berlusconi sia Matteo Renzi. Nonostante le parole di apprezzamento da parte di Pier Silvio e la notevole intesa di vedute tra suo padre e l'attuale premier, Renzi, dopo essere salito a Palazzo Chigi, sembra puntare ad avere un ruolo di leader anche in ambito europeo e quindi a non avere proprio nulla a che spartire col centrodestra italiano cui chiede di collaborare per portare a casa le riforme.

E sono proprio le riforme il nodo cruciale per Berlusconi che, nonostante la nota di ieri sera, non sembra in grado di ricompattare Forza Italia che anzi appare sempre più un partito diviso, in calo di consensi e privo di soldi e di idee. Il suo leader, dopo essere stato dissanguato da Carlo De Benedetti (circa 500 mln di euro di risarcimento per il caso Cir), con due ex mogli a carico e un'infinità di avvocati a libro paga, non intende più ripianare i debiti del suo partito. Dal punto di vista finanziario, perciò, il berlusconismo non è più appetibile e dal punto di vista politico praticamente non esiste. L'alleanza si è sfaldata e pare difficile che un Berlusconi jr possa essere in grado di fare da federatore per il centrodestra. Nel 2008 il primo partito italiano era il Pdl con il 37,5%, ora la Forza Italia 2.0 è dietro al Pd e al Movimento 5 stelle con un misero 16,8%. Al suo interno è divisa tra falchi e colombe, tra collaborazionisti e pasdaran alla Brunetta e tra verdiniani e fittiani. Passi che ogni partito ha il suo Mineo e che quello di Forza Italia si chiama Minzolini, ma se l'unico orizzonte politico serio è quello di fare da spalla a Renzi sulle riforme è lecito pensare che a breve altri ancora seguiranno l'esempio degli alfaniani e abbandoneranno la nave forzista. A maggior ragione se l'esito della sentenza Ruby dovesse spalancare a Berlusconi le porte di San Vittore e soprattutto se la sua compagna Francesca Pascale dovesse ancora dettare la linea politica del partito come ha fatto per il tema dei diritti civili agli omosessuali.

Davanti a una mancanza di un'iniziativa politica poco originale e creativa del suo leader si crea il vuoto programmatico e si disperdono gli ideali tradizionali a tutto vantaggio di un nuovo cerchio magico che va da Giovanni Toti a Paolo Romani ma che vede nella Pascale l' Evita del 2000 in versione italiana. Addio dunque ai principi Dio, Patria e Famiglia per abbracciare nuove fasce di elettorato, magari più liberal, amante degli animali e molto gayfriendly, considerato anche che ormai i cattolici hanno trovato rifugio in Alfano e Casini oppure si sono spostati verso quello che Ilvo Diamanti ha ribatezzato PDR, ossia il Partito di Renzi. Stesso identico errore commesso per le Europee, quando Berlusconi, convinto di aver perso in partenza il voto dei giovani più attratti da Grillo e da Renzi, ha puntato tutto sui vecchi fondando l'intera campagna elettorale sullo slogan: 'più dentiere per tutti'. Se a questo aggiungiamo il fatto che Berlusconi, magari per ottenere una riforma della giustizia più soft, ha detto addio anche alla rivoluzione liberale proponendo un'opposizione sempre più soft nei confronti del 'simpatico tassatore' Renzi, si capisce subito che la vera domanda non è chi sarà l'erede di Berlusconi ma cosa gli resterà da ereditare del centrodestra che fu?