Superkeko1982

18 Luglio Lug 2014 0007 18 luglio 2014

Chi trama contro il Renzusconi?

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Il patto del Nazareno è in bilico. L'imminente sentenza del processo Ruby da una parte e le minoranza interna nel Pd dall'altro, rischiano di far saltare le riforme. Se a questo si aggiunge l'intromissione dei grillini per quanto concerne la legge elettorale, c'è da chiedersi quanto è davvero saldo il Renzusconi, il patto tra l'attuale premier e l'ex Cavaliere sulla riforma del Senato e sulla legge elettorale (e poi chissà cos'altro ancora...).

L'atteggiamento avuto oggi da Matteo Renzi con i grillini ha il sapore di chi vuole tentennare fino all'ultimo per continuare ad avere i piedi in due staffe. Esattamente come ha fatto all'assemblea congiunta dei parlamentari democratici il premier non ha mancato di ricordare il 40,8% dei voti ottenuti ma poi è stato molto vago sulle risposte cruciali. Su immunità e preferenze ha affermato di non avere problemi ad apportare delle modifiche 'se anche gli alleati sono d'accordo' lasciando intendere che non cambierà nulla. L'apertura ai grillini è solo un bluff ma serve al premier per avere una ciambella di salvataggio nel caso in cui gli fosse proprio impossibile piegare la minoranza interna, che poi in realtà è maggioranza in Senato dove i dalemian-bersaniani sono più dei renziani della prima ora. Per colpa di chi verrà affossata la nascita del Senato delle Autonomie? La risposta è in Vannino Chiti, ex diessino toscano, mite antagonista del renzismo durante le due elezioni primarie ora si scalda per difendere l'elettività dei senatori.

Senso di responsabilità nei confronti del Paese davanti a una riforma irricevibile per la minoranza o fa tutto parte di un piano studiato a tavolino? Sia dentro Forza Italia sia nel Pd le fronde nascono perché non tutti vogliono morire renziani, anzi... Solo che a destra Raffaele Fitto e i vari Scilipoti, Capezzone e Minzolini criticano il capo perché è debole, a sinistra lo criticano perché è forte e sperano di indebolirlo. A destra a impensierire è il dopo Berlusconi, nella sinistra del Pd è il presente di Renzi a non far dormire. Il 40,8% ha rovinato i piani dei dalemian-cuperliani che avevano spinto Renzi a Palazzo Chigi per poi affossarlo. Tra di loro pensavano e speravano che, proprio il patto con Berlusconi sarebbe stato un danno per Renzi e che avrebbe portato il Pd ad arrivare di nuovo sotto il Movimento 5 stelle. A quel punto anche il governo ne avrebbe risentito e la vecchia nomenklatura avrebbe potuto ritornare in auge. In realtà si è ripresentata una situazione analoga a quella del 2010, quando Berlusconi, inaspettatamente da tutti, vinse le Regionali, conquistando il Lazio, il Piemonte e la Campania spiazzando soprattutto l'alleato più riottoso, ovvero Gianfranco Fini che di fatto auspicava un suo ridimensionamento. Quel risultato però non fermò i finiani e di lì a breve nacque Fli. Corsi e ricorsi storici che però possono essere di lezione a chi si incontra a Liverno per fare delle 'Leopolde di sinistra' in miniatura come l'ultima organizzata da Giuseppe Civati e a cui hanno partecipato anche Gianni Cuperlo, Nichi Vendola e Maurizio Landini. Iniziativa lodevole ma pericolosa...Fini docet.