Taccuino al buio

10 Novembre Nov 2012 1402 10 novembre 2012

Impressioni di novembre / 3

  • ...


"Alì ha gli occhi azzurri" è un film straordinario. Romani, rumeni, egiziani, prostitute, ricettatori, ladri, operai, benzinai, studenti, disoccupati, Ostia, via del Corso, Allah, Milan in tv, Gigi D'Alessio per l'amore, la borsa di Guess, notti all'addiaccio, carabine per regalo. La Roma di oggi, immensa e meticcia, fredda e forestale, impastata di Pasolini e Kassovitz, trova nel film di Claudio Giovannesi una rappresentazione urgente, secca, precisa. Chi sono quelli venuti in Italia che vorrebbero essere italiani? Riusciranno a esserlo? Li conosciamo davvero? Alì ha gli occhi azzurri, ma solo perché usa lentine colorate.

Il film non dà risposte, sospeso su un finale aperto. In bilico sulle colpe seminate su ognuno e ovunque. Ci sono pistole in giro, pistole cariche. Ci sono crimini commessi che attendono vendetta invece che giustizia. Il colpo è partito, chissà dove colpirà, chissa chi.

E tuttavia la qualità maggiore del film non è nel suo senso morale. Ma è nella sua lingua, un romanesco aspro e giovanile, disperato e sinfonico, come il napoletano dell'"Intervallo" di Leonardo Di Costanzo. I personaggi sono quel che parlano. "Eccote, 'a rozzo..." si dicono con le loro facce non italiane. "'A smetti de fa' l'arabo", si intimano. Amore e guerra sul mare d'inverno. Roma parla, straparla, si scalda, si brucia.

Correlati