Taccuino al buio

15 Novembre Nov 2012 1837 15 novembre 2012

Impressioni di novembre / 8

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Cerco un po' d'Africa in giardino a questo Festival di Roma, e mi imbatto nel Leone di Orvieto. Giancarlo Parretti ha capelli marron tra il mogano e la cromatina, un passo ancora guizzante e sprezzante dei settant'anni passati, l'occhio umbro dei cacciatori di cinghiali. E' l'uomo che in un'altra vita ha comprato niente meno che la Metro Goldwin Mayer, ballando sul mondo per qualche stagione come re di Hollywood. Poi il crack, nato da una girandola di finanziamenti che hanno trascinato giù anche il Crédit Lyonnais.

La sua storia la racconta Aureliano Amadei nel documentario "Il Leone di Orvieto", in concorso nella sezione Prospettive Italia. Film divertentissimo, grazie alla figura picaresca di Parretti, un vitellone che però si è fatto il mazzo e che ama raccontare le gesta di povero diventato ricco, e si diverte della vita che è passata con destrezza e guasconeria, al punto da rammentare l'acquisto della MGM in questi termini: "Al ristorante un giorno incontro Agnelli e Kissinger e gli dico: scommettiamo che mi compro la Metro Goldwin Mayer?...". Roba degna del verdoniano cargo battente bandiera liberiana: ma questa è vita vera.

Le tappe della incredibile storia del Parretti sono raccontate in maniera avvincente. Resta però un interrogativo: come nasce la ricchezza iniziale del tycoon. Sappiamo che la sua fortuna è l'incontro con Graziano Verzotto. Ma il punto è che Verzotto è una delle più misteriose e inquietanti figure della storia italiana, uno che incrocia il proprio nome con Lucky Luciano e con le morti di Mauro De Mauro ed Enrico Mattei. Parretti (democristiano in Sicilia, ma socialista demichelisiano in Veneto, altro polo dei suoi interessi) ne fu il braccio destro: divenne perfino il suo successore alla guida del Siracusa Calcio, e a Siracusa impiantò l'esperienza della rete dei quotidiani locali dei "Diari", che successivamente Carlo Caracciolo avrebbe replicato con grande successo nella Finegil. Ma Verzotto rimane  nell'ombra: Amadei avrebbe avuto l'occasione di approfondire, però il nome riecheggia soltanto, per poi scomparire.

Evidentemente il regista non ha voluto fare inchiesta profonda, ma commedia all'italiana. E in quanto tale il risultato è più che apprezzabile. Parretti domina la scena da attore consumato, familiare come l'eterna maschera italica della furbizia, in un racconto contrappuntato dalle testimonianze di chi gli fu vicino e di chi gli fu nemico.

Ora è un pensionato che si gode il resto delle enormi ricchezze accumulate. Ancora stupito di come il cameriere che fu sia stato per qualche tempo il grande temibile ruggente leone di Orvieto.

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