Taccuino al buio

16 Novembre Nov 2012 1720 16 novembre 2012

Impressioni di novembre / 9

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A dispetto di tutte le intimità mostrate, al Festival di Roma le operazioni più interessanti sono legate ai meccanismi di quel che non si vede: la mente. Esplicitamente citata nei due film migliori, "Mental" di PJ Hogan e "A glimpse inside the mind pof Charles Swan III" di Roman Coppola, la mente offre gli spazi più originali, gli spunti più brillanti, le idee più geniali passate sugli schermi dell'Auditorium.

Il film dell'australiano Hogan, fuori concorso, è la simpatica avventura di un gruppo di donne squilibrate: sociopatiche, bipolari, schizofreniche. Una famiglia picchiatella (il regista coraggiosamente si è ispirato alla propria) è salvata da un'altra tipa ugualmente fuori di testa, ma uscita salva dai conformismi che i cosiddetti sani impongono a chi ha qualche problema lì su.

Il film di Coppola con Charlie Sheen (filiazione doppia di Apocalypse Now...) è invece una divertente fantasia sulla deriva psichica del protagonista dopo la fine di un amore. Il film, scanzonato e preciso, vive di trovate continue (con una maggiore tenuta nella prima partita, in cui i vagheggiamenti di Charles lo eleggono vincitore del Premio della Cazzata). Lui crede che sia il cuore a non andare, e invece no: un po' più in alto il regista individua le rotelle da oliare.

Entrambi i film hanno qualità tecniche molto sopra la media - sicuramente la media di questo festival - e vivono di una maturità autoriale non annaspata in quegli intellettualismi (purtroppo non sono mancati qui a Roma) appresi sul bignamino del cinema filosofico.

Se Coppola vincesse il Marc'Aurelio d'Oro, sarebbe un premio giusto. Il miglior pretendente in concorso è forse "Un enfant de toi", due ore e mezza di maestria narrativa di Jacques Doillon sulla riduzione del triangolo a segmento: ovviamente si parla d'amour.

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