Taccuino al buio

24 Novembre Nov 2012 2002 24 novembre 2012

Tre film sullo script

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Riduttivo sarebbe parlare di cinema nel cinema: meglio sceneggiatura sulla Sceneggiatura. Nel cinema indipendente s'è aperto un sottogenere di film il cui protagonista è lo screenwriter alle prese col proprio script. Anzi, è proprio lo script a imporsi come motore degli eventi, che tracimano dalla pagina, sconvolgono i protagonisti, danno soffio vitale a personaggi fino ad allora solo mentali. Insomma casini, archi drammatici, nevrosi, atti fumosi, viaggi dell'eroe, climax e sottofinali, e infine pace in terra e in pagina agli scrittori di buona volontà.


Per farsi un'idea basta andare in sala a vedere "7 psicopatici" di Martin McDonagh, dove nei panni dello sceneggiatore c'è Colin Farrell che deve risolvere uno script sul tema del serial killer, e nella parte c'è uno dei massimi fusi di testa del grande schermo (impareggiabile in "Soffocare") come Sam Rockwell. Il film si avvale di una divertente ironia nell'affrontare la violenza, bel ritmo, discreto umorismo.


Certamente regge meglio la sfida di trattare la costruzione drammaturgica come fosse un thriller, rispetto a "Suspension of disbelief" dell'inglese Mike Figgis, film presentato al recente Festival di Roma. Pur impreziosito dalla presenza di Sebastian Koch, forse il migliore attore europeo, il film si attorciglia su una relazione amorosa sbagliata del protagonista, relazione che rimbalza continuamente tra la realtà e la sceneggiatura che il protagonista sta componendo, non riuscendo mai a coinvolgere davvero.


Evidentemente non a tutti riesce quel che è capace di compiere su questo spartito uno sceneggiatore mago come Charlie Kaufman, autore del capolavoro del sottogenere, "Il ladro di orchidee", con Nicholas Cage per la regia di Spike Jonze (che già aveva diretto il suo copione "Essere John Malkovich"). Kaufman è per intenderci lo sceneggiatore di "Se mi lasci ti cancello", cioè una tra le massime realizzazioni cinematografiche del nuovo secolo, finalizzata nella regia da Michel Gondry (va da sé che il titolo italiano è inversamente proporzionale per qualità all'opera). "Il ladro di orchidee" è puro kaufmanesimo, con storie che si sdoppiano, sceneggiatori gemelli, inchieste giornalistiche pronte a farsi film. Un intreccio tanto più bello perché vola quando è sul punto di svaporare. Imperdibile per chi ama la scrittura al servizio delle immagini, anche per via della strepitosa partecipazione come attore - nella parte di se stesso - di Robert McKee, autore di "Story", uno dei più celebri manuali di sceneggiatura al mondo.


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