Taccuino al buio

30 Dicembre Dic 2012 1803 30 dicembre 2012

La migliore offerta. Pensa la peggiore...

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Sicché il 2013 comincia con "La migliore offerta" del siciliano Tornatore in rinnovata veste mitteleuropea dopo "La sconosciuta". Il film, in canonico tornatorismo, sovrabbonda di carineria: niente è perfetto, tutto è perfettino. Perfino Morricone, che ormai fotocopia se stesso. Per dire, fotografia e costumi più che da thriller sembrano da catalogo di alta sartoria maschile.

Arte e amore sono i due temi intorno a cui ruota il film. Ma per essere un thriller a suo modo psicologico - in fondo è l'analisi dei comportamenti di un uomo travolto dall'amore mai conosciuto - manca un pezzo fondamentale: la psicologia. Così è inevitabilmente destinata a sfasciarsi una storia simile con personaggi rigorosamente senza inconscio. Per dire, il protagonista, un battitore s'arte di rilievo internazionale, è cresciuto in un orfanotrofio: ma da niente si capisce che ha avuto un'infanzia difficile nell'inedia, potrebbe tranquillamente essere stato un principino disadattato in qualche college esclusivo. E' ora un uomo pieno di soldi: ma davvero uno pieno di soldi conosce sfogo alla solitudine solo in abiti di classe e quadri eleganti di signore al massimo dell'Ottocento? Sinceramente nella realtà, se è uno che fa le truffe per accaparrarsi quadri, con molti meno scrupoli ricorrerebbe a eleganti escort. O quelle le immaginiamo solo ad Arcore?

E ancora. Facciamo davvero una fatica che uno con l'aspetto di Rush (certo, non Clooney, ma neanche un freak da circo) non abbia biblicamente conosciuto una donna: ma sorvoliamo. Però può davvero essere attendibile che il tipo confessi le sue pene d'amore a un giovine meccanico che nemmeno conosce tanto bene? Uno così riservato?

Leggo che il finale sarebbe sorprendente. Sorprendente, per esempio, è il finale del "Sesto senso", che ci dà una lettura di quanto si vede per tutto il film ma che non riusciamo a decrittare al primo sguardo. Sorprendente allora non è un finale che si scioglie con dettagli che apprendiamo, appunto, nel finale.

Detto questo, forse l'ultima impressione che si trae da questa pellicola è che Tornatore abbia un drammatico bisogno di uno sceneggiatore, di un gruppo di scrittura che lo liberi dal solipsismo autoriale in base al quale firma da solo soggetto, sceneggiatura, regia e qualche volta pure il montaggio. Nemmeno fosse un Gus Van Sant in stato di grazia!

Perché questo è il punto, alla fin fine: nel cinema esistono gli autori e Tornatore, nonostante l'ampio consenso anche internazionale, a conti fatti non lo è. Tornatore è un ottimo, appassionato, serissimo artigiano del cinema. Non vorremmo avergli scoperto, per una volta ancora con questa "La migliore offerta", la sua falla più drammatica: la totale, convinta, perseguita, tenace, caparbia mancanza di umiltà.

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