Taccuino al buio

7 Febbraio Feb 2013 1209 07 febbraio 2013

La lotta tra Lincoln e Washington

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Sarà la lotta tra Lincoln (nel senso di Daniel Day Lewis) e Washington (nel senso di Denzel) quella che dovrebbe designare il vincitore del più luccicante premio attoriale del mondo: l'Oscar per il miglior protagonista. Sono senza dubbio loro a portare sulle spalle della loro interpretazione due film per certi versi speculari come il romanzo presidenziale di Steven Spielberg e il "Flight" di Robert Zemeckis (obbligatorio citare la performance del candidato Joaquin Phoenix per "The Master", che però è completamente simbiotica e inscindibile con quella del comprimario - il "Master" del titolo - Philip Seymour Hoffman).

Il bianco e il nero. L'eroe e l'antieroe. Lo statuario e il mutante. I personaggi di Day Lewis e Washington si muovono in fondo su una analoga traccia ideale (va sempre fatta la scelta della giustizia, anche se costa carissima: l'assassinio per il presidente antischiavista, il carcere per il pilota alcolista), attraverso due film che operano similmente uno scartamento narrativo rispetto all'oggetto apparente della loro storia: come "Lincoln" parte per raccontare come la schiavitù fu abolita ma in realtà è uno studio drammaturgico sul potere persuasivo del compromesso e della parola, così "Flight" sembra un disaster-movie con una riflessione sull'immagine eroica di cui la società ha bisogno di abbeverarsi e invece è una ballata spettacolare sulla dipendenza, sull'incubo dell'ossessione per l'alterazione. Reggono perfettamente questa operazione le interpretazioni dei due attori, che si confermano ai vertici della loro arte nel cinema americano: ieratico e dunque necessariamente più monocorde il presidente, prismatico e continuamente cangiante il pilota.

Dire quali sia meglio è questione di gusti. Personalmente propendo per Washington. Così come ho avuto maggiori suggestioni dal racconto di Zemeckis: la prima mezz'ora vale da sola il prezzo del biglietto con un ritmo assai raro a trovarsi, la restante parte ribalta del tutto lo sguardo, che scende nella psicologia distrutta di un eroe colpevole, scadendo solo in un finale retorico. (A proposito di disastri aerei e sopravvissuti, "Flight" per certi versi mi ha ricordato "Fearless" di Peter Weir, di cui anche solo l'incredibile sequenza dell'incidente in ralenti rende l'australiano un maestro assoluto del racconto cinematografico).

Lincoln e Washington. Che vinca il migliore.

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