Taccuino al buio

13 Aprile Apr 2014 2251 13 aprile 2014

Con impegno e forza di Volonté

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di Alberto Alfredo Tristano

Morì giovane, ma non lo fu mai. Almeno, mai lo sembrò. In tutte le immagini con cui lo ricordiamo dimostra sempre più anni di quanti ne avesse: morì giovane, 61 anni appena, e pareva un vecchio saggio uomo che aveva più a lungo vissuto. Vita breve ma intensissima, senza risparmio, con un approccio maniacale al lavoro, segnata dall'impegno e da personaggi problematici, chiaroscurali, con un'anima enigmaticamente spezzata, forse come la sua, uomo di estrema sinistra figlio di un fascista morto in prigione per aver ucciso alcuni partigiani. All'impegno non venne mai meno, alla sua forza neppure, la forza di Volonté.

Non stupisce vederlo considerato come il più grande attore cinematografico italiano, insieme a Mastroianni, tanto l'uno illuminista e freddo, quanto l'altro emotivo e leggero (andrebbe aggiunto Alberto Sordi, irraggiungibile per certe maschere, e piuttosto caso a parte). A Volonté è stata dedicata una completissima retrospettiva al recente Bari International Film Festival (a dicembre saranno vent'anni dalla scomparsa). Un'occasione per rivedere le interpretazioni più celebri, ma anche le realizzazioni sconosciute, quelle addirittura fatte solo da co-autore, come lo splendido 'Reggio Calabria', reportage sui moti nella città calabrese del '70.

Il discorso su Volonté sarebbe lungo, e per certi versi inesauribile. Attore di rottura e d'accademia (la sua interpretazione più famosa, quella del poliziotto nell''Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto', è sostanzialmente un completo repertorio della commedia dell'arte, col recupero di gesti perfino desueti nella recitazione contemporanea, tipo il gesto manuale del 'capriccio'), specchio mobile di una vasta biografia della storia d'Italia, da Giordano Bruno e Caravaggio, per finire a Mattei, Moro (con Moro in vita e post-mortem), Lucky Luciano, e perfino Scalfari e Montanelli (ma coi nomi cambiati), Volonté è arrivato al cinema dove Eduardo era arrivato al teatro: alla consunzione della maschera, alla spoliazione della carne, alla discoperta della profondità, al gesto distillatissimo. In questo senso, il vertice massimo della sua arte è forse il giudice di 'Porte aperte': una prestazione per la quale Bergman, il grande Bergman, stravolse l'intero regolamento dell'European Film Awards pur di poterlo premiare, citando espressamente nella motivazione l'omaggio al 'genio di Volonté'.

'Porte aperte' aiuta forse a delineare il giusto profilo dell'attore. Che è identificato soprattutto come il volto e il corpo del grande cinema di Rosi e Petri. Il che è naturalmente vero. Ma forse, proprio attraverso quelle collaborazioni, la definizione andrebbe ritoccata. Perché Volonté è il correlativo filmico di Sciascia, Volonté è nella recitazione e forse, più largamente, nel cinema quel che Sciascia è nella letteratura. Una presenza della ragione, della disillusione, dell'asciuttezza nella parola, dell'eleganza nel pensiero, della discrezione nella figura, della provocazione nell'intelletto. Volonté fu interprete sciasciano in quattro film: 'A ciascuno il suo' dov'era un professore; 'Todo Modo' dov'era Moro, ch'era un professore'; 'Porte aperte' dov'era un magistrato dubbioso, studiosissimo, intensamente professorale; 'Una storia semplice' dov'era un professore in pensione. Un professore. Come Sciascia. Volonté e Sciascia, voci complementari, capi di un filo misteriosamente disteso tra un milanese e un agrigentino, entrambi con esistenze non lunghe e nate ed esaurite interamente nel Novecento. Volonté e Sciascia. Due giganti del XX secolo.

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