Taccuino al buio

26 Aprile Apr 2014 1604 26 aprile 2014

Per una Medea americana

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intervista uscita su Venezie Post del 26 aprile 2014

di Alberto Alfredo Tristano

Ha ricevuto grandi lodi per il suo lungometraggio d'esordio, 'Medeas'. Secondo Martin Scorsese è 'un film straordinario, grazie per averlo fatto', per Paolo Sorrentino 'un lavoro bellissimo'. Andrea Pallaoro al primo colpo ha fatto centro: un risultato straordinario per lui, nato a Trento nel 1982 e trasferitosi giovanissimo negli Stati Uniti.

'Medeas' continua il suo giro del mondo per festival e circuiti cinefili, e finalmente approderà anche nella città natale del regista. Il Trento Film Festival, che si terrà dal 24 aprile al 7 maggio e in cui Pallaoro sarà membro della giuria internazionale, proietterà la pellicola, presentata all'ultima Mostra del Cinema di Venezia ma ancora priva di una regolare distribuzione nella Penisola, al contrario di quanto sia invece accaduto in Francia, Regno Unito, Messico: 'Stiamo valutando alcune possibilità e spero arriveremo ad un esito positivo. Distribuire il film in Italia è per me molto importante', ci confida Pallaoro da Los Angeles.

'Medeas' è un dramma familiare rigoroso e duro, che richiama nel titolo la celebre tragedia di Euripide. Un'opera di notevolissima cura formale, sorretta da un controllo stilistico ancora più sorprendente visto che si tratta di un debuttante nel lungometraggio. Ambientato nell'America profonda, è il racconto di una numerosa famiglia di agricoltori che incorre in problemi di varia natura che sboccheranno in un finale terribile. Con nessuna concessione al sensazionalismo e un grande lavoro sulle psicologie e le suggestioni e i malesseri che covano in questa comunità familiare, tra senso di libertà e costrizioni, bellezza e dolore, 'Medeas' si è imposto all'attenzione internazionale, forte anche della presenza nel cast della candidata all'Oscar Catalina Sandino Moreno e di Brian O'Byrne.

Pallaoro, come nasce l'idea di 'Medeas'? Il titolo rievoca la tragedia greca, portata al cinema in una chiave molto personale da Pier Paolo Pasolini. Perché Medea?

L'idea di 'Medeas' nasce da una serie di fatti di cronaca centrati sul tema del figlicidio che mi colpirono moltissimo, non solo per i fatti in sé, ma soprattutto per come i media dipingevano e superficialmente demonizzavano questi assassini. Il film traccia un parallelo con il mito di Euripide senza però volerne essere un adattamento.

Quanto tempo è passato dall'ideazione alla conclusione del film? Ci racconta il suo debutto come è maturato?

Sono passati poco più di due anni. La parte più difficile e decisamente meno piacevole è stata la ricerca dei fondi. Gli incontri decisivi sono stati con il mio direttore della fotografia Chayse Irvin con il quale collaborerò per i miei prossimi progetti, e con i due attori principali Catalina Sandino Moreno e Brian O' Byrne.

Lei ha ricevuto molti elogi, non ultimi quelli di Scorsese e Sorrentino. Come ha sviluppato il suo modo di raccontare? Quali i registi che ama di più e che l'hanno ispirata?

Il mio approccio al cinema è maturato in una progressiva evoluzione di un linguaggio, motivato soprattutto da impulsi estetici e sensoriali piuttosto che narrativi. Sono tantissimi i registi che mi hanno ispirato e che continuano a farlo. Tra tutti, però, Michelangelo Antonioni è forse quello che ammiro di più.

Cos'è per lei il cinema?

Il cinema è espressione. Ci permette di capire meglio noi stessi e il modo che ci circonda, di condividere, di identificarci. Il cinema ha avuto e continua ad avere un ruolo importantissimo nella mia vita.

Com'è il suo rapporto con l'America?

Fin dal primo momento gli Stati Uniti mi hanno offerto tantissime opportunità e di questo sono molto riconoscente. L'America mi ha sempre trasmesso un forte senso di libertà, che è per me una sensazione importantissima e determinante.

Quando ha deciso di lasciare l'Italia, e che rapporto conserva con il paese d'origine?

Sono partito per gli Stati Uniti all'età di 17 anni per frequentare un anno di studio a Craig in Colorado con l'idea poi di tornare in Italia e completare i miei studi. Credo che la decisione di restare sia avvenuta pochi mesi dopo il mio primo arrivo. Mi ricordo di aver sùbito percepito che trovare il modo di restare avrebbe facilitato il raggiungimento dei miei obiettivi professionali. Detto questo, vivo con soddisfazione negli Stati Uniti ma sono fiero della mia identità e origine italiana.

Immagina di poter un giorno rientrare in pianta stabile in Italia, o magari girare un film nel suo Trentino?

Al momento non prevedo un rientro stabile in Italia ma non escludo assolutamente la possibilità di girarci un film in un futuro più o meno prossimo. Il Trentino e l'Italia sono e saranno sempre la mia patria e mi piacerebbe moltissimo poterci ambientare una sceneggiatura.

Che tipo di storia 'italiana' le piacerebbe raccontare?

Questo non lo so ancora.

In America come è visto il cinema italiano contemporaneo?

Purtroppo in generale, salvo alcune eccezioni, mi dispiace ammettere che lo stato attuale del cinema italiano non sembra essere molto stimolante. Questo è un po' deludente anche perché, grazie al movimento cinematografico del Neorealismo italiano e a quello che ne è seguito, il cinema italiano riveste un ruolo importantissimo e determinate nell'evoluzione dell'arte cinematografica sul piano internazionale. L'Italia ha generato moltissimi grandi registi e capolavori cinematografici di straordinario spessore e mi auguro che il futuro ne riserbi tanti altri.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

Al momento sto sviluppando con entusiasmo quattro progetti diversi a cui tengo moltissimo. Preferisco non parlarne ancora ma spero di riuscire a realizzarli tutti nei prossimi anni.

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