Taccuino al buio

21 Maggio Mag 2014 1613 21 maggio 2014

Ragazzi di vita a Catania

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di Alberto Alfredo Tristano

'Non c'era altro commercio che quello del sesso

Non era Gerusalemme, ma Bari, ma Catania'

E' inevitabile richiamare il magistero di Pier Paolo Pasolini, nello specifico quella 'Poesia in forma di rosa' che è il testo più influenzato dalla esperienza cinematografica, per stabilire una genìa di 'Più buio di mezzanotte', film d'esordio di Sebastiano Riso, presentato alla Semaine de la Critique di Cannes 2014. Ambientato in una ruvida, sonora Catania, tra i giovani marchettari omo e trans di Villa Bellini, il film è in realtà un'investigazione sul traumatico passaggio esistenziale che conduce all'adolescenza. Il momento è ulteriormente complicato dalla identità del giovane protagonista, Davide, che va scoprendo la propria omosessualità non accettata dal padre e invece accolta - con divertimento, perfino con tenerezza - nella separata tribù degli 'irregolari', che vivono vendendo il proprio corpo, rubando nei supermercati, prestandosi alle inconfessabili voglie notturne di quella parte di città 'regolare' che di giorno li rifiuta.

Davide si muove su differenti confini e Riso è bravo a imporre uno stile di racconto, certo debitore dell'autorialismo che da Pasolini arriva fino a Gus Van Sant, ma per fortuna non neutro, non atono, anzi marcato, coraggioso. Lo fa con accurate scelte di messinscena, che si svolge più in interni che in esterni (forse per motivi produttivi, ma sarebbe stato bello avere una visione più vasta della città). Lo fa con belle scelte sonore: col dialetto aspro e chiuso parlato dai personaggi, che sacrifica la comprensibilità per far risaltare (giustamente) i toni, i caratteri, il colore dei parlatori; con le scelte musicali, attraverso il recupero della Rettore d'annata di 'Amore stella' perfettamente organico ai moti sentimentali del protagonista (peraltro anche uno dei personaggi si fa chiamare proprio La Rettore, un altro è invece Meriliv Morlov, un altro ancora Wonder Woman...). Tra l'altro questo timbro musicale serve a segnare un uso interessante del tempo e dell'ambientazione che si rifà all'oggi, ma è un oggi contaminato con forti richiami anni '80 e '90, una contemporaneità ibrida come le identità dei personaggi.

Se tutto questo funziona, meno convince l'altro campo di battaglia di Davide, la famiglia: una comunità già molto colpita dall'handicap della madre cieca, e non pienamente descritta, un po' esanime, quasi appiccicata, un po' come il maschilismo del padre, meccanico, senza il necessario approfondimento.

In ogni caso 'Più buio di mezzanotte' fa dimenticare le proprie debolezze in un quadro generale che ha una forza consapevole, non estemporanea, certo promettente per i nuovi passi del giovane regista.

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