Taccuino al buio

22 Maggio Mag 2014 1530 22 maggio 2014

Il Vangelo dei Sassi e altre storie

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Pasolini-Roma non è una mostra nostalgica. Vuole invece essere un messaggio alle nuove generazioni per capire la complessità della realtà contemporanea che Pier Paolo Pasolini aveva colto quasi profeticamente.
Nell'immagine Enrique Irazoqui e Pier Paolo Pasolini in una foto di scena del film Il vangelo secondo Matteo.

Brulla e spirituale, oggi turistica e insieme intemporale, Matera e la sua Murgia, con i Sassi, i canyons, il grano che si allunga e si perde nell'orizzonte, le chiese rupestri, è di certo uno dei paesaggi più suggestivi del nostro Paese, capace di restituire un'idea di italianità molto concreta, di terra e di materia, e insieme di realizzarsi in simbolo, di farsi scenario di un'umanità universale. Possiede un carattere assai sofisticato nella sua semplicità, che si impone all'occhio ma che solo uno sguardo raffinato sa rivelare nella sua potenza estetica. Perché il fascino di Matera, che ormai è planetario, vien fuori davvero quando in questi luoghi, allora stretti nella morsa del degrado e della povertà, uno dei più grandi e influenti artisti del Novecento italiano, Pier Paolo Pasolini, intuisce che può svolgersi la storia delle storie, la narrazione che diventa religione: la vita di Gesù. Esattamente mezzo secolo fa, nel 1964, Pasolini, intellettuale laico e discusso, amato e odiato in egual misura, mette in scena il suo film più ambizioso, confrontandosi con un testo che è più di un testo, la Bibbia, e provando a dare incarnazione cinematografica alla parabola di Cristo attraverso uno dei quattro corpi letterari che ne raccontano opere e miracoli. Nasce così il suo 'Vangelo secondo Matteo'.

Di quella avventura è memoria storica Domenico Notarangelo, 83 anni di passione tra cinema, giornalismo e storia, che fu allora assistente del regista. Lo incontriamo nella sua casa materana, per ripercorrere i passi di quella memorabile estate del '64. 'Io allora ero il segretario della federazione giovanile del Pci a Matera e corrispondente dell''Unità' - ricorda - Da Roma ci chiamarono per dirci che Pasolini si trovava in zona per alcuni sopralluoghi. Lui era già nel pieno del successo, aveva girato 'Accattone' e 'Mamma Roma', e scritto romanzi come 'Ragazzi di vita' o 'Una vita violenta'. Le sue polemiche culturali facevano discutere l'Italia e richiamavano l'attenzione di ammiratori ma anche di avversari, che talvolta erano autentici nemici: spesso era oggetto di aggressioni, soprattutto da parte di formazioni neofasciste. C'era dunque la paura che episodi simili potessero accadere anche dalle nostri parti, dove in paesi come Altamura e Gioia del Colle la destra, anche estrema, era forte e radicata. Così io misi insieme un gruppo di giovani ben piazzati che dovevano accompagnarlo e nel caso difenderlo. Ovviamente l'interesse che la sua presenza suscitò fu immediatamente enorme, i giovani lo circondavano, tempestandolo di domande, volevano sentirlo parlare, e lui ascoltava tutti, chiedeva le opinioni del suo pubblico, dando a tutti quei ragazzi del lei, questo mi colpì sin da subito. Pasolini era reduce da un viaggio in Palestina per scegliere i set del suo 'Vangelo', ma ne era tornato deluso. Aveva visto quei territori modificati dall'industrializzazione, dalla modernità, 'anche le facce degli arabi sono diventate lisce e pasciute', diceva. E si era convinto che il nostro Sud avrebbe offerto ambienti e figure più adatti al racconto biblico'.

In un primo tempo Pasolini fa dei sopralluoghi nelle Calabrie e anche in Puglia: e in effetti trova ambientazioni giuste a Massafra, Manduria, Castel del Monte, Cutro, Le Castella. Poi un giorno scopre Barile, in provincia di Potenza, dove gira diverse scene, negli antichi insediamenti albanesi, chiamati 'le cantine'. E infine Matera. Pasolini rimane subito affascinato da questo luogo sospeso nel tempo, dove la modernità sembra non essere entrata, e anche la povertà in quegli anni Sessanta ha un che di millenario. 'Le riprese a Matera durarono venti giorni - ricorda Notarangelo - Molte scene furono girate nel Sasso Barisano tra via Fiorentini e via Lombardi, invece il Golgota e il Sepolcro furono ambientati di fronte alla città sulla Murgia, e mi ricordo poi lo spostamento a Gioia del Colle, nel castello, dove furono girate la danza di Salomè e l'episodio di Erode. Insomma, i set furono tanti e tutti azzeccati. Ma da risolvere non c'era non solo la questione dei luoghi, ma anche dei volti. A Matera Pasolini un giorno mi disse che aveva bisogno di una cinquantina di facce per le parti dei farisei e dei sacerdoti. 'Devono essere facce stronze, facce fasciste', disse proprio così. Io mi misi alla ricerca, ci lavorai qualche giorno e alla fine trovai i volti: ironia volle che li presi quasi tutti nelle nostre sezioni del Pci. Insomma Cristo fu condannato e ucciso dai comunisti di Matera, e io stesso feci il centurione', dice sorridendo Notarangelo.

Nel 2003, in questi stessi luoghi, per la stessa storia, arriva anche Mel Gibson per 'The Passion of the Christ', film di grande successo ma anche parecchio discusso a causa della violenza compiaciuta con cui mostra i giorni finali di Gesù.

Molte delle tracce che il cinema ha lasciato in Basilicata sono raccolte nel materano Museo fotografico del cinema, in cui Notarangelo ha sistemato le immagini scattate sui set frequentati. Questo museo e soprattutto l'associazione culturale Pasolini saranno i cervelli nell'estate 2014 per le celebrazioni del cinquantenario del 'Vangelo' pasoliniano: l'idea è proporre l'intitolazione a Pasolini della Murgia di fronte alla città proprio a Pasolini.

Ma PPP non è il solo grande nome del nostro cinema legato alla Basilicata. Va infatti ricordato con menzione speciale il maestro Francesco Rosi, cui nel settembre scorso la città di Matera ha conferito la cittadinanza onoraria. Sono ben tre i film che Rosi ha ambientato qui: il favolistico 'C'era una volta' con Sofia Loren e Omar Sharif, 'Cristo si è fermato a Eboli' con Gianmaria Volonté, tratto dal grande classico di Carlo Levi, e 'Tre fratelli', con Vittorio Mezzogiorno, Phillippe Noiret e Michele Placido, candidato all'Oscar nel 1981.

Notarangelo è una miniera di ricordi anche per la riduzione cinematografica del libro di Levi (ma il Cristo del titolo non c'entra stavolta con la Bibbia, essendo una storia sul Sud arretrato e perduto degli anni '30 sotto il fascismo, tra contadini, signorotti e confinati politici): 'Ricordo gli infiniti viaggi in macchina - dice Notarangelo - con lo scenografo, Andrea Crisanti, alla ricerca dei luoghi giusti: Craco, Gravina, Pisticci... E poi quel giorno tragico e indimenticabile, il 16 marzo 1978: stavamo alla stazione di Gravina per sopralluoghi, c'erano Rosi, Volonté, l'aiuto-regista Arduini, oltre me e Crisanti; d'improvviso dalla radio accesa in macchina arriva la notizia del rapimento di Aldo Moro'. Lo stesso Rosi rievoca con particolare emozione quel giorno nero della nostra democrazia nel libro-intervista scritto con Giuseppe Tornatore, 'Io lo chiamo cinematografo', in cui il regista napoletano spesso tocca la Basilicata e la questione meridionale in genere, rivelando anche un progetto simil-documentario sull'oggi, ambientato in una masseria lucana. Un film cui pensa da tempo: purtroppo l'età non gli concede le forze che lo sforzo enorme di una lavorazione richiede. Ma chissà...

Potremmo continuare a lungo nel raccontare la poco nota eppure importante storia cinematografica della Basilicata. I fratelli Taviani hanno girato a Matera la grande parte del loro film storico 'Il sole anche di notte', dopo che già con 'Allonsanfan' sono venuti in Lucania per qualche scena. C'è da ricordare i grandi Roberto Rossellini ('Viva l'Italia!' e 'Anno uno') e Dino Risi ('La nonna Sabella' e 'A porte chiuse', dove Maratea è una immaginaria cittadina greca), fino ai più recenti Tornatore ('L'uomo delle stelle' in cui la Lucania diventa la Sicilia) e Salvatores, che con 'Turné' ha qualche scena nel potentino mentre 'Io non ho paura' è un film interamente lucano. Senza dimenticare il recente successo di Rocco Papaleo 'Basilicata coast to coast', in cui già il titolo dice tutto.

Con queste premesse, il settore pubblico ha deciso di investire nella promozione cinematografica del territorio attraverso la neonata Lucana Film Commission, diretta da Paride Leporace, che ha lanciato un bando per le produzioni e le start up nel settore audiovisivo: 'L'idea è provare a creare nuovo lavoro per i giovani lucani - spiega Leporace - puntando sulla creatività e sulle professioni ad essa legate. Sentiamo un grande fermento e interesse verso i nostri territori. Peraltro in Basilicata si gioca la grande partita della candidatura di Matera a capitale europea della cultura 2019. E' un'occasione che non ci deve trovare sorpresi'.

Intanto le troupe continuano ad arrivare: Marco Risi qui ha appena girato il suo ultimo film 'Tre tocchi', una storia di attori e partite di pallone che lo riporta alla commedia, e che vede una piccola partecipazione da attore di Paolo Sorrentino.

Non bisogna infine dimenticare la presenza 'lucana' di una delle famiglie più importanti del cinema mondiale: i Coppola. Il patriarca Francis qualche anno fa ha deciso di riallacciare i legami con la terra d'origine. E' tornato nel paese dei nonni, Bernalda, sul versante jonico, e ha comprato sul corso principale Palazzo Margherita, facendone un albergo di lusso con sotto un bar che non poteva che chiamarsi Cinecittà. A Bernalda s'è voluta sposare la figlia Sophia, tra le nuove e più premiate leve del cinema americano (ricordiamo 'Somewhere' Leone d'Oro a Venezia 2010 e il recentissimo 'Bling Ring'). La regista d'estate passa diverse settimane nel paese, come pure il grande, vecchio Francis, autore peraltro di uno spot turistico promozionale per la Regione. Ma non è finita qui: l'altro figlio, Roman Coppola, sceneggiatore, produttore e regista, ha per le mani un progetto tutto lucano: la possibile trasposizione cinematografica del romanzo 'Storia controversa dell'inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo' firmato dallo scrittore potentino Gaetano Cappelli per l'editore Marsilio. Ne parliamo proprio con Cappelli: 'La 'Storia controversa' è già alla terza opzione per il cinema, vediamo che succede stavolta. L'interesse di Roman Coppola forse nasce anche da suggestioni familiari. Anche se io racconto una Basilicata non nostalgica, poco tradizionale, ma direi felicemente aggredita dalla modernità'. A questo punto, come in un film, non resta che vedere come andrà a finire.

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