Taccuino al buio

28 Maggio Mag 2014 1857 28 maggio 2014

Yuri a San Siro

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di Alberto Alfredo Tristano

Chi volesse vedere il più bel film italiano di questi ultimi mesi, non in sala ma in un museo dovrebbe recarsi: al Maxxi di Roma, fino al 21 settembre, in loop si proietta la mezz'ora scarsa di 'San Siro' di Yuri Ancarani, progetto finalista del Premio Maxxi. Milanese ma nato e cresciuto a Ravenna, e perciò fatto della stessa sostanza fantasiosa dei romagnoli, Ancarani concentra la sua attenzione sulla cattedrale del calcio milanese raccontando tutto quello che precede una partita. Senza parole, solo azioni: gli uomini che disseppelliscono i cavi dai tombini, gli allestitori dei corridoi di transenne per il pubblico, i tifosi che si impossessano degli spalti ad anelli, gli operatori delle regie mobili delle tv, i poliziotti, gli addetti delle squadre, gli uomini della sicurezza, i calciatori che raggiungono lo stadio prima della battaglia...

Pura realtà, puro documentario, si direbbe. Nessun intervento di scenografia, niente effetti, nessuna cosmesi estetica. Eppure tutta questa materia concreta e rumorosa, viva e quasi violenta per la sua intensità, nello sguardo di Ancarani, attraverso il taglio delle inquadrature, l'alternanza di dettagli e campi lunghi, il sapiente uso del suono, porta il realismo in una dimensione quasi astratta, come approcciando un mondo sconosciuto, che non ha parole o linguaggio ma necessità di gesti e ascolti. Un'esplorazione dentro una foresta di simboli: la foresta dello spettacolo.

L'intelligenza dell'operazione è infatti la capacità di dissezionare un evento come una partita di calcio che raccoglie l'interesse di migliaia di persone (e ulteriori, ancora più folte migliaia intercetta attraverso il piccolo schermo alla distanza), allineando chi ne è parte - sulla scena, e dietro la scena - in un unico percorso di scoperta, senza rincorrere il volto noto, il divo dello sport, ma facendone il capitolo - uguale agli altri - di uno stesso itinerario di svelamento: e il loop livella tutti, gli arabi che spostano le transenne e Balotelli che entra nello spogliatoio, sullo stesso unico piano.

Nato come indagine sul lavoro delle regie mobili, punto d'osservazione privilegiato degli odierni meccanismi del grande palinsesto televisivo globale, 'San Siro' è via via evoluto in una specie di radiografia del corpo sociale dello spettacolo. La possibilità di seguire il Milan, pur tra molti dubbi, tensioni e iniziali difficoltà, ha poi consentito che il progetto avesse esito.

La collocazione di 'San Siro' all'interno cioè di un concorso non strettamente cinematografico ma di arte in senso lato stimola anche a interrogarsi su quali mutazioni genetiche il cinema stia avendo. Molti giovani autori italiani, soprattutto quelli più interessati alla ricerca per immagini, proprio nella videoarte trovano un campo di esercizio e lavoro: valgano per tutti i nomi dei fratelli De Serio e Michelangelo Frammartino, forse il miglior regista italiano contemporaneo. Ancarani appartiene a questa stessa famiglia, ibrida, sperimentale. L'ultimo festival del cinema di Roma aveva ospitato un suo documentario, assai più centrato sulla narrazione e pieno di parole e dialoghi, che assemblava e montava in corpo unico una serie di video fatti negli anni e dedicati alla natale Romagna. 'Ricordi per moderni' era il titolo. Bello.

E ancor più bello è questo 'San Siro'. E non solo, e non tanto, perché sia un film milanista.

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