Taccuino al buio

1 Luglio Lug 2014 1737 01 luglio 2014

Amidei di domani

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Un omaggio a Carlo Mazzacurati, poeta del cinema del Nordest prematuramente scomparso, una rassegna sulla Prima Guerra mondiale piena di film celeberrimi o praticamente scomparsi, e certamente da vedere o rivedere, una fantasiosa retrospettiva sull'horror politico italiano degli '60 e '70. E un cantiere dedicato alla scoperta di nuovi sceneggiatori, che verranno messi in contatto con i produttori per poter sviluppare la loro storia. Questo e altro contiene la edizione 2014 del goriziano Premio Amidei, in programma dal 18 al 24 luglio, gloriosamente giunto al compleanno numero 33 e pronto a rafforzare ulteriormente la sua anima di laboratorio sulla scrittura come luogo principe dell'elaborazione del racconto cinematografico: attraverso incontri, tavole rotonde e soprattutto grandi film che sappiano stimolare la visione e la riflessione su cos'è una storia, perché ci appassiona, cosa ci insegna e ci lascia.

Mariapia Comand, che insegna cinema al Dams di Gorizia, del Premio Amidei è il direttore artistico. L'importante novità di quest'anno è l'offerta di una possibilità a giovani autori di presentare le proprie proposte a produttori. Il pitching delle idee avrà come interlocutori di'impresa Gianfilippo Pedote, di Noi non siamo come James Bond, Igor Princic di Zoran, il mio nipote scemo, Giampietro Preziosa di Come il vento e Luigi Pepe di Piccola patria.
Spiega Comand: «L'Amidei si occupa di sceneggiatura a 360 gradi, per cui, siccome sul territorio si sono avviate numerose esperienze di produzione, ci è sembrato naturale aprirci anche sul fronte della ideazione, favorendo scambi tra creativi e imprenditori. Si completa così la nostra offerta, che si compone di proiezioni, ricerca, divulgazione e ora anche fattualità».
Quanto alla scelta di offrire una rassegna completa del lavoro di Mazzacurati, cioè non solo le sue regie ma anche le sue esperienze di scrittore per il cinema, Comand spiega che «non c'è stato alcun motivo di campanile, piuttosto è un riconoscimento, che purtroppo arriva postumo ma non è meno sincero, verso un autore che negli anni '80 ha saputo orientare verso un punto di svolta il nostro cinema sospeso tra genere senza respiro e autorialità asfittica. Lui ha certamente mosso lo stagno italiano, proponendo un cinema di scrittura per leggere il reale con occhi più liberi».

Direttore e veterano della manifestazione è Giuseppe Longo, che si ricorda i primordi del premio, nel 1978, quando Amidei era ancora vivo e si spese per portare nella propria terra (lui nato a Trieste aveva una casa, eredità materna, nei dintorni di Gorizia) la pasta di storie e celluloide che era stata la sua vita, da Roma città aperta a Sciuscià, fino a Il medico della mutua. Attraverso successive evoluzioni, siamo arrivati all'edizione 33. Longo, che è attivo come esercente tra Gorizia e Monfalcone, con molto orgoglio parla delle «15 mila persone che l'anno scorso abbiamo portato a Gorizia per il premio, frutto di una passione per il racconto audiovisivo che è diffusa e certo non finisce per via della crisi», ma dalla sua prospettiva di operatore economico offre uno sguardo al settore più preciso: «Certamente la rivoluzione digitale sta modificando le nostre abitudini - sostiene Longo - In particolare credo di poter dire che il digitale abbia rivitalizzato la sala, ma non so se questa valga per il cinema in senso stretto. Io ho la fila col tutto esaurito a Gorizia per le opere liriche, faccio dei convegni internazionali con le dirette via satellite. Ma se parliamo di cinema da un punto di vista imprenditoriale e anche legislativo, il comparo è gestito male. Io credo che da parte della politica sia urgente intervenire sul sistema della distribuzione, dove ci sono troppe rendite e storture. E lo dico perché ritengo che il cinema, se ben gestito, offrirebbe possibilità di lavoro enormi. Quanto poi al cinema come arte, credo che debba cogliere, sul terreno della sperimentazione, la sfida che gli è stata lanciata dalla grande televisione di qualità, soprattutto anglosassone. Si moltiplicano serie tv meravigliose, e talora sono quasi tentato di pensare che abbiano superato il cinema».

E proprio il sistema delle serie ha rilanciato la figura dello scrittore, dell'ideatore e conduttore della storia, il cosiddetto 'showrunner', che gestisce la realizzazione creativa del prodotto di cui è il primo responsabile: è molto più importante del regista e del cast, è lui la vera chiave del successo di una serie. «Pensiamo a figure come J. J. Abrams di Lost o Aaron Sorkin di The West Wing - afferma Comand -. Pian piano questa capacità di perfezionare e ampliare produttivamente il lavoro di scrittura sta sviluppandosi anche in Italia, dove potrebbe essere la chiave di una svolta. Non c'è da noi una mancanza di idee o talenti, quanto piuttosto la difficoltà di organizzare industrialmente il sistema».
Anche di questo si parlerà nei giorni del festival. Che nel suo programma offre una sezione dedicata alla Grande Guerra, «col primo film pacifista della storia, Maudite soit la guerre, che il regista belga Alfred Machin realizzò nel 1914, due mesi prima dell'inizio del conflitto», spiega la Comand, che cita anche La grande illusione di Jean Renoir e E Johnny prese il fucile di Dalton Trumbo. Interessante la sezione 'Stato di eccezione' dedicata all'horror italiano degli anni 60 e 70 indagato sotto una prospettiva politica, in cui il genere è visto come possibilità per parlare e denunciare gli abusi e le follie del potere: tra i film presentati, Il demonio di Brunello Rondi, Un tranquillo posto di campagna di Elio Petri, Hanno cambiato faccia di Corrado Farina, La corta notte delle bambole di vetro di Aldo Lado.
Naturalmente, ci sarà il premio alla scrittura cinematografica, che quest'anno vedere contendersi il riconoscimento Blue Jasmine di Woody Allen, In grazia di Dio scritto da Anna Boccadamo, Alessandro Valenti ed Edoardo Winspeare, Il capitale umano scritto da Paolo Virzì, Francesco Bruni e Francesco Piccolo, La Mafia uccide solo d’estate scritto da Michele Astori, Pif e Marco Martani, Locke di Steven Knight, Smetto quando voglio scritto da Sidney Sibilia, Valerio Attanasio e Andrea Garello, e infine Still Life di Uberto Pasolini.
Per finire, il premio alla cultura cinematografica, quest'anno assegnato a Hollywood Party, gloriosa trasmissione dedicata alla settima arte di Radio 3 Rai, giunta quest'anno al ventesimo anno.