Taccuino al buio

16 Ottobre Ott 2014 1954 16 ottobre 2014

La madre dei nazisti è sempre incinta

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di Alberto Alfredo Tristano

(questo articolo è anche su www.gadlerner.it)

E’ segno di maturità democratica di un paese e quindi di una cinematografia saper guardare e raccontare il marcio del proprio passato più o meno recente, specie quando esso ci riconnette con le rinnovate paure e inquietudini dell’oggi. Ecco perché va accolto con certo favore il durissimo film tedesco “Wir sind jung. Wir sind stark (We are Young. We are Strong)” presentato in questo primo giorno del festival di Roma. Il film, opera seconda di Burhan Qurbani, giovane autore renano di famiglia afghana, racconta la rivolta xenofoba del 1992 a Rostock, a opera di giovanissimi col mito di Hitler che misero a ferro e a fuoco i luoghi dove era raccolta la comunità vietnamita di richiedenti asilo. Parlandoci di un episodio di oltre vent’anni, il film lancia un allarme coraggioso sull’entità della nuova ondata neonazista europea, che recupera pericolosamente consensi in più parti del continente, guadagnando perfino la possibilità di rappresentare le comunità nei consessi istituzionali.

La dinamica dell’odio, della sopraffazione, della violenza che vediamo raccontata in quel ricostruito, drammatico 24 agosto del ’92 nella città baltica, è dunque molto di più di un resoconto della memoria: è la rappresentazione del rischio cui la nostra società si sta esponendo. Cosa ci racconta, in fondo, “We are Young. We are Strong”? Ci racconta di una gioventù completamente allo sbando, che è in cerca di qualche sicurezza, di un riferimento per il proprio futuro e che intorno non trova altro che orientare la propria frustrazione lungo i canali dell’odio contro gli stranieri ladri del loro lavoro e delle loro case, odio opportunamente fomentato dalla propaganda neohitleriana a base di icone e hard rock.

E’ una Rostock, quella del ‘92, segnata dalla orrenda urbanistica comunista e da un’unificazione che non ha ancora risolto i problemi del ritardo economico, della chiarezza politica, della compattezza sociale. E se oggi Rostock è una città che ha ritrovato gran forza, specie con la sua attività legata al porto (esprime tra l’altro l’attuale presidente della Repubblica federale tedesca, Joachim Gauck), quella Rostock che vediamo sullo schermo diventa una raffigurazione simbolica della contemporaneità, squassata nelle sue divisioni sociali profondissime e incontrollabili.

Acquista ulteriore forza questa simbolizzazione dalla scelta estetica di Qurbani, che per tre quarti di film usa un bianco e nero bellissimo e carico di sfumature, precipitando il finale infernale tra le molotov e le aggressioni in colori molto densi. Pur dilungandosi talora (poteva stare sotto le due ore di durata), “We are Young. We are Strong” appare come un film importante. Di grande pulizia e onestà intellettuale.

A quando un bel film italiano sul neofascismo?