Taccuino al buio

19 Ottobre Ott 2014 0027 19 ottobre 2014

Il genio tossico del bisturi

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di Alberto Alfredo Tristano

(articolo uscito su 'Libero' del 18 ottobre 2014)

Forse si dovrebbe fare una serie tv su questa sbalorditiva fioritura delle serie tv. Non fai in tempo a stupirti per la penultima che arriva l'ultima e rilancia un punto avanti nella gara della bellezza. Bene ha fatto il festival di Roma, secondo un uso che va diffondendosi nei festival cinematografici, a presentare l'ennesimo capolavoro a puntate pensato per il piccolo schermo e poi omaggiato sul grande: tocca a 'The Knich' di Steven Soderbergh con Clive Owen.

Siamo agli albori del XX secolo, a New York, nel Knickerbocker Hospital, 'the Knick'. Una succursale in terra dei gironi infernali, dove piaghe, sofferenze e malattie raffigurano il male del mondo. John Thackery diventa il capo dei chirurghi, dopo il suicidio del suo maestro. Thackery è un genio, ha la mano ferma e l'intuito che fila in testa. Ma tanto dolore non scorre come acqua, ma invade la mente, la ammala.

Il conforto si chiama cocaina. Thackery è un tossico, se la inietta alle gambe, tra le dita dei piedi, anche sul pene se è necessario per smettere di tremare e correre ad operare. Balle? Per niente: il personaggio di Thackery è ispirato alla figura reale del glorioso William Stewart Halsted, pioniere della chirurgia, ideatore di tecniche all'avanguardia, dipendente da coca e morfina che sperimentava su di sé come anestetici per i pazienti, salvo rimanerne prigioniero.

Thackery dirige il reparto con carisma e mano di ferro. Intorno, una New York spaccata dal razzismo (lui stesso non sopporta un medico di colore imposto come suo vice), lanciata verso il progresso e ruggente nel grido del capitalismo imperioso del secolo nuovo, tra ricchezze che esplodono, filantropia che cresce e corruzione che dilaga in mazzette, creste, dazioni d'ogni tipo. Thackery ne incarna le tumultuose contraddizioni, con la sua medicina, scienza inesatta tra il tecnico e lo stregonesco.

E Soderbergh, qui regista e coproduttore esecutivo (ma anche direttore della fotografia e montatore sotto gli usuali nomi rubati ai genitori, Peter Andrews e Mary Ann Bernard), ribadisce tutta la sua grandezza di primario uomo-cinema.