Taccuino al buio

25 Ottobre Ott 2014 1531 25 ottobre 2014

Non iene dattilografe, ma sciacalli

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di Alberto Alfredo Tristano

(questo pezzo è uscito su 'Libero' del 25 ottobre 2014)

Per Jake Gyllehaall, nato al cinema nel personaggio tra l'alieno e l'alienato di Donnie Darko, il minimo che possa dirsi è che sia un attore spaziale. Lo conferma in ogni sua prova, tra le vette della nuova recitazione americana, e con forza lo ribadisce in 'Lo sciacallo (Nightcrawler)' dove è un procacciatore di notizie di cronaca nera da filmare e vendere alle tv locali. Interpretazione eccellente per un film assai buono, ennesima tappa fiammeggiante di quel sottogenere squisitamente americano (ma non solo) del cinema sui media, che annovera più di qualche capolavoro della settima arte, da 'Quarto potere' e 'L'asso nella manica' in giù, gloriosamente.

Qui l'informazione non è l'eroica battaglia della difesa della democrazia ma il campo minato e infido della manipolazione. Siamo a Los Angeles, nelle notti di Los Angeles, popolate di strani animali solitari e oscuri che si aggirano sulle scene degli omicidi, gli incidenti, gli incendi, per filmarli, documentarli e farne materiale da vendere alle emittenti locali che ci aprono il tg di primo mattino. Questo immenso mercato del sangue e della paura, irrorato dalla vita incessante e selvaggia di una città infinita, diventa il territorio di caccia di Lou Bloom, un tipo senz'arte né parte, che ruba ferro e rame per sopravvivere, ma pare aver trovato una porta d'accesso, per quanto secondaria, al sogno americano del successo.

Inesperto e goffo, ma con una voglia matta di studiare e sgobbare, percorre le strade notturne della città, recupera dai marciapiedi un povero ispanico senza tetto e ne fa il suo assistente, e si conquista un posto come fornitore di video a una televisione, avendo lì per referente la direttrice dei notiziari del mattino, esperta e affascinante quanto spregiudicata: 'Pensa al nostro programma come ad una donna urlante che corre per strada con la gola tagliata'. Il gioco diventa sempre più grosso, sempre più redditizio, sempre più rischioso. Lou ha l'istinto dello sciacallo, la stessa fame, la stessa furbizia, la stessa capacità di sopravvivenza. Mentre sul suo cammino si ammucchiano i cadaveri.

Diretto da Dan Gilroy, sceneggiatore di successo all'opera prima da regista, 'Lo sciacallo' è una formidabile macchina narrativa. Ci fa entrare con i tempi giusti e senza precipitarsi nella testa e nei gesti del suo personaggio principale, dai tratti magrissimi di Jackal Gyllehaall, con gli occhi quasi fuori dalle orbite come per catturare meglio le immagini del mondo, un uomo al di là del bene e del male, un automa ai margini del capitalismo che da una frontiera malfamata avvia l'assalto al suo cielo, passando dai furti con destrezza alle riprese rubate nelle case della gente, dalle corse affannate sulla vecchia Toyota brutalizzata da troppi chilometri alle galoppate in stile 'Drive' sulla rossa Challenger, dalla povertà materiale degli inizi alla tecnologia scintillante delle apparecchiature che via via compra.

E il racconto di questa psicologia è innervata perfettamente in una Los Angeles fotografata con rara bravura: 'In mezzo agli oceani, le montagne, i venti di Santa Ana, i terremoti e gli incendi, ha un elemento primitivo, uno spirito indomito, specialmente la notte, quando sali su una collina e vedi per venti miglia attraverso una luminosa notte nel deserto' (parole del regista).

Strepitosa scena di un inseguimento con tre macchine, tra le più belle viste di recente. E citazione obbligatoria per Rene Russo, nei panni della giornalista che fa svoltare la vita di Lou: un'attrice ampiamente sottovalutata e assai poco intaccata dagli anni nel suo fascino.