Taccuino al buio

19 Dicembre Dic 2014 1802 19 dicembre 2014

Anche Müller espatria, la Cina è vicina?

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Marco Muller.

Ponte Cavour lascia alle spalle Prati e la Cassazione di lato, in cielo già c'è la sera e i lungotevere sono imbottiti d'auto. Marco Müller, coi pensieri al caldo in un copricapo variopinto, dentro un misteriosissimo e nero cappotto caucasico, da soldato della pace o laico missionario, solitario e bilanciato da borse depositarie di affari esteri cinematografici, è diretto verso l'intrigo dei vicoli di Campo Marzio.

Da consapevole romano si gode Roma a passo militare anti-turistico, 'ce so' nato', dice da poliglotta adattando la lingua al luogo, un romanesco verace, non il romanaccio da borgata contaminata.

Dicembre va in scadenza 'e io c'ho 'n trasloco a fine mese'. Finisce l'anno e finisce anche il contratto da direttore artistico del Festival del cinema di Roma. Ma quando rivedremo lui, 'fabbricatore di festival' per autodefinizione, in sella a una nuova manifestazione? 'Quando? Il primo gennaio'. E dove? Lontano dall'Italia? 'Certo'. Fuori Europa? 'Pure'. E allora, dove? 'Eh... dove nun se po' di''.

Considerando la lunga frequentazione dell'Estremo Oriente e la sua sinologia, è facile connettere il nuovo contratto con la voce che circolava di un suo impegno per un nuovo grande appuntamento cinematografico internazionale a Pechino.

Di certo lascia il piccolo grande vietnam festivaliero che contrappone il Tevere alla Laguna: a Roma il mercato, a Venezia il concorso, qualunque cosa esso voglia dire... Boh. Di certo c'è che Müller se ne va, piuttosto lontano, via dall'Urbe.

'La Cina è vicina', sosteneva anni fa Marco Bellocchio, suo amico carissimo.

La Cina è vicina per Marco Müller?