Taccuino al buio

16 Aprile Apr 2015 0114 16 aprile 2015

Il cittadino Snowden

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di Alberto Alfredo Tristano

Il thriller politico americano degli anni '70, fondato sull'idea del complotto e la paranoia, trova una sorprendente ripresa in 'Citizenfour' di Laura Poitras. Solo che qui non si racconta una storia vera (come potrebbe essere il Watergate di 'Tutti gli uomini del presidente') nella forma della fiction, ma si utilizza il documentario come presa diretta degli eventi. La storia è notissima: le esplosive rivelazioni di Edward Snowden sulle violazioni di massa della privacy disposte dalla Nsa, l'Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Una patata bollentissima per la Casa Bianca obamiana.

Quel che 'Citizenfour' ha in più di un qualsiasi altro possibile documentario sul tema è l'approccio, assolutamente irripetibile: i fatti sono narrati mentre accadono, perché Poitras è parte in causa nella diffusione delle notizie di Snowden, è uno degli attori della scena, c'è mentre il collaboratore indipendente della Nsa, ancora sconosciuto al mondo e poi super-ricercato e rimbalzato in foto tra tutti i tg e gli schermi della Terra, mette a soqquadro Washington.

'Citizenfour' è lo pseudonimo usato da Snowden nel gennaio 2013 per il primo contatto, attraverso un sistema di crittografia a chiave pubblica, con la regista, che lui sa sorvegliata dal governo, ma per niente intimidita. Snowden la cerca, già immaginando il suo piano di rivelazioni; nell'impresa vengono poi coinvolti due giornalisti investigativi del 'Guardian' come Glenn Greenwald, che sarà il primo a dar conto dell'affare Snowden, ed Ewen MacAskill. Muovendosi per mezzo mondo (Berlino, Rio de Janeiro, Mosca, Bruxelles) li troviamo tutti insieme dentro una camera del Mira Hotel di Hong Kong dove il giovane analista informatico vuota il sacco e i giornalisti via Internet mandano i loro pezzi bomba: l'occhio di Poitras è lì, li inquadra, li racconta, sulla scena del retroscena.

Da lì in poi nulla sarà come prima. Il film restituisce - in questo è una vera lezione di giornalismo - il lungo lavoro che compone il trattamento di una fonte e di una storia così complicate, la loro messa in sicurezza, l'evolversi del caso, la maniera in cui diventa uno dei maggiori scoop di questi ultimi anni, le conseguenze, col mandato di cattura a carico di Snowden, e successiva mobilitazione di pool di avvocati internazionali, e le pressioni che gli altri autori della storia devono subire.

La Poitras, forte di una notevole personalità autoriale piuttosto inedita che mischia profilo giornalistico e profilo artistico (con Greenwald e Jeremy Scahill ha fondato il sito di'informazione 'The Intercept'; insegna regia nelle università e tiene mostre di arte contemporanea), sa tenere il filo di un personaggio e lo sviluppo della sua trama con indubbia capacità, rappresentando il quarto potere come contropotere ma allo stesso tempo non sciogliendo del tutto - ed è un bene - un'ambiguità di fondo che circonda la figura di Snowden, sospeso tra l'essere un paladino delle libertà personali e una spia di un sistema di cui lui era parte attiva.

E forse è questo il tratto più interessante dell'operazione: che sa essere cinema, studio di un personaggio e di un contesto, senza inseguire la platealità e il rumore mediatico (nulla è stato 'venduto' al circo della stampa prima del montaggio finale, perché c'era innanzitutto la primazia del racconto cinematografico e non l'inseguimento della grancassa) che invece in operazioni su grandi storie pubbliche, fatte anche nel nostro Paese, sono stati prevalenti, in presenza di esiti filmici straordinariamente modesti.

Nell'era di Internet e della sorveglianza globale, con le gole profonde o i whistleblowers è bene parlare sempre di persona e senza aggeggi tecnologici in giro - le spie son dappertutto! - proprio come avveniva nel caso Watergate: lezione intramontabile. Poi, proprio come nella parabola del collasso del potere nixoniano, e in quasi tutti i grandi intrighi politici, c'è di mezzo un hotel, crocevia dei destini, castello della fatalità.

L'Oscar recente vinto dal film è solo l'ultima tappa di un successo trionfale, superiore a quello che toccherebbe al vero grande narratore politico del cinema documentario contemporaneo, lo Joshua Oppenheimer dei terrori indonesiani raccontati nei fondamentali 'The act of killing' e 'The look of silence', colpevolmente ignorato dalle massime consacrazioni dei premi (questo per dire quanto siano profondamente inutili, se non per la vita commerciale del film).

Ma, al di là delle bacheche in salotto, 'Citizenfour' resta un magnifico esempio di cinema libero, assolutamente da vedere.