Taccuino al buio

27 Maggio Mag 2015 1828 27 maggio 2015

Se la Lehman Trilogy diventa un film

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di Alberto Alfredo Tristano

Pare proprio di sì: la 'Lehman Trilogy', straordinaria prova di letteratura (anche) teatrale scritta da Stefano Massini, da cui Luca Ronconi ha tratto il suo ultimo spettacolo per il Piccolo Teatro di Milano, diventerà un film. L'opera, pubblicata da Einaudi, è entrata nelle mire della Fandango di Domenico Procacci.

Una notizia eccellente, che rafforza il prepotente cammino del drammaturgo fiorentino, che con questo capolavoro su centosessant'anni di capitalismo americano si è imposto definitivamente, giungendo anche alla successione - giovanissimo, per le nostre abitudini: ha 39 anni - proprio del grande Ronconi (il suo mentore, sin da quando lo prese come assistente volontario) alla guida del Piccolo.

Una notizia eccellente soprattutto se dovesse essere seguita da una più ampia strategia dell'attenzione da parte dell'industria audiovisiva verso l'eccellente fermento della drammaturgia contemporanea italiana: uno dei fenomeni più autentici e più ignorati della cultura italiana. Autori poco conosciuti, al fuori della cerchia degli addetti ai lavori e degli spettatori più attenti dei nostri palcoscenici, stanno realizzando un profondo rinnovamento, con altissime riuscite, del nostro teatro, in una dimensione che è più che nazionale. Qualche nome alla rinfusa: Antonio Tarantino, Cristian Ceresoli, Fausto Paravidino, Letizia Russo, Mimmo Borrelli, Michele Santeramo...

L'ingresso della banca d'affari statunitense Lehman Brothers.

Se il nostro cinema, e non parliamo della nostra desolante televisione, avesse davvero intenzione di alzare l'asticella delle sue ambizioni, evitando di scambiare il do di petto dei Tre Tenori a Cannes come una testimonianza di collettiva effervescenza (e non l'epifania di tre lodevoli eccezioni), forse è proprio dai nostri drammaturghi che dovrebbe partire. Superando gli steccati tra discipline, stimolando una connessione finalmente al di fuori delle solite conventicole.

Speriamo dunque di vedere presto il film 'Lehman Brothers'. E speriamo che sia solo la prima rondine di primavera.

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